Di che cosa abbiamo bisogno?

Di Tempi
26 Luglio 2001
Se un ragazzo è morto, se un ragazzo ha la vita segnata, se la comune attività di una città è distrutta, di che cosa abbiamo bisogno?

Se un ragazzo è morto, se un ragazzo ha la vita segnata, se la comune attività di una città è distrutta, di che cosa abbiamo bisogno? Se “cattivi maestri” hanno educato e lanciato ragazzi che proprio perché ragazzi hanno il cuore che si infiamma facilmente, di che cosa abbiamo bisogno? Se vari giornali già da un mese prima di Genova dedicavano 4 o 5 pagine agli antiglobalisti, montando i loro diritti, la loro idea di democrazia, quasi fosse l’idea comune a un popolo, di che cosa abbiamo bisogno? Se si sente oggi la gente dire «era inevitabile che succedesse», di che cosa abbiamo bisogno? Di cosa abbiamo bisogno, se ai ragazzi di oggi, così come a noi ragazzi di ieri hanno fatto leggere i profeti del dubbio e della distruzione, ma mai parole come quelle di questa maestra: «I processi storici sono creati e interrotti di continuo dall’iniziativa dell’uomo, da quell’initium che l’uomo è in quanto agisce… e quanto più la bilancia pende verso la catastrofe, tanto più l’atto compiuto in libertà appare miracoloso; la salvezza, infatti, non è automatica: automatico è il processo che conduce alla catastrofe, e che deve quindi sembrare in ogni caso irresistibile». Di cosa hanno bisogno oggi questi ragazzi così, come noi a suo tempo: «… nell’ambito delle vicende umane noi conosciamo l’autore dei “miracoli”. A realizzarli sono degli uomini che, per aver ricevuto il duplice dono della libertà e della visione, possono fondare la loro realtà». Di questi uomini, veri maestri, abbiamo bisogno.

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