Il diavolo,probabilmente

Di Jaeger David
13 Settembre 2001
Non lasciamoci accecare dall’astuzia diabolica del terrorismo. Che non si limita a seminare morte e distruzione, ma persegue la divisione fra gli uomini per moltiplicare la sua potenza omicida. Guai a dichiarare guerra a 1 miliardo di musulmani per punire i misfatti di un pugno di loro. Parola di David Jaeger, studioso e sacerdote cattolico francescano, cittadino israeliano, residente Usa. di David Jaeger

Nei nostri cuori, nei cuori di tutti gli uomini di buona volontà regna una tristezza profonda per la sorte della gran moltitudine delle vittime di questa serie di attentati quasi impensabili. Certamente ci fa riflettere sulla capacità dell’uomo di compiere il male, apparentemente illimitata. Si tratta di un’aggressione a diversi livelli: è un assalto agli Stati Uniti, alla nazione americana e alle sue istituzioni, e non soltanto ai singoli; ma si tratta anche di un attacco contro l’umanità stessa. Credo che in questo contesto si debba parlare di un crimine contro l’umanità, che pertanto richiede alle nazioni civili di riflettere seriamente sul loro dovere di agire con assoluta fermezza e decisione contro ogni manifestazione del terrorismo. Occorre una delegittimazione implacabile ed assoluta del terrorismo come mezzo per raggiungere qualunque obiettivo.

Natura diabolica del terrorismo

L’indulgenza e le giustificazioni che sono state talvolta addotte non sono più accettabili; la tendenza di alcune nazioni ad avere atteggiamenti morbidi nei confronti dei propugnatori e dei sostenitori del terrorismo non può più essere tollerata. Questi avvenimenti fanno pensare alla fragilità del mondo civile, alla sua vulnerabilità e quindi ad un Impero del Male che sussiste in mezzo a noi e che le nazioni civili debbono sradicare implacabilmente. Il terrorismo deve essere nettamente distinto da ogni forma di guerra, perché guerra non è. La guerra non può essere certo considerata un fatto normale, ma è segno di civiltà che anche il fenomeno di per sé cattivo della guerra sia disciplinato da certe norme, da certi criteri. Il terrorismo, invece, non può mai rientarre in questa categoria di guerra con le sue regole. È un fenomeno che non dobbiamo esitare a definire diabolico. Lo specifico della diabolicità consiste nell’inimicizia verso l’umanità. Il diavolo è il nemico del genere umano, e infatti chi è capace di compiere atti come quelli che di cui siamo stati testimoni oggi, non si può non definire nemico del genere umano. Perché distrugge la stessa umanità con queste stragi contro popolazioni inermi e persone innocenti. Prima di tutto semina morte, e con la morte degli uni incute paura nel cuore di tutti gli altri, e incutendo paura nel cuore di tutti gli altri mira a falsificare i rapporti fra gli uomini, inducendo rapporti basati precisamente sulla paura. Vediamo la manifestazione di ciò nelle affermazioni indiscriminatamente anti-islamiche che alcuni fanno. Il fatto che persone rispettabili siano indotte dal terrore a pronunciare queste affermazioni, rappresenta già una vittoria del terrorismo, che vuole che gli uomini agiscano ispirati proprio dal terrore, dalla paura.

Non puntate il dito contro l’islam

Pensare che alla guerra fredda fra Est comunista ed Ovest debba ora succedere l’era di un conflitto globale fra Occidente e Islam politico è un’ipotesi assolutamente esecrabile. In nessun modo il fenomeno del terrorismo può servire da giustificazione per una dichiarazione di guerra alla religione islamica o ai suoi seguaci. Non si può certo negare che tra i terroristi che infestano il nostro mondo ci siano anche degli individui e dei gruppi che si definiscono islamici e che pretendono di giustificare i loro crimini invocando l’islam. Ma ciò non può in nessun modo essere utilizzato come giustificazione per la condanna di oltre 1 miliardo di persone che nel mondo professano la religione islamica. Sarebbe come se la rivendicazione da parte di Milosevic e dei suoi di rappresentare gli interessi del cristianesimo nei Balcani venisse presa sul serio, come se il cristianesimo potesse davvero essere ritenuto responsabile dei delitti contro l’umanità compiuti dalle bande che hanno imperversato nei Balcani. La tendenza a dividere l’umanità secondo criteri ideologici o religiosi per invocare una guerra degli uni contro gli altri, questo modo di fare deve essere consegnato all’immondezzaio della storia. Non era giustificata nemmeno nell’era dello scontro con il comunismo. Non dimentichiamo che con la scusa della lotta ad oltranza al comunismo è stato nutrito, alimentato e costruito un fenomeno come il cosiddetto terrorismo islamico. Non dimentichiamo che lo stesso Osama Bin Laden e molti dei suoi complici sono stati sostenuti dall’Occidente in Afghanistan negli anni Ottanta con la giustificazione della lotta al comunismo. E che una volta sconfitto il regime filo-sovietico in Afghanistan, gli stessi hanno cominciato ad utilizzare le armi consegnate loro contro le nazioni che li avevano sostenuti. L’idea che si debba dividere l’umanità in campi inevitabilmente in guerra tra di loro, che corrisponde alla profezia di George Orwell nel suo romanzo 1984, deve essere assolutamente rifiutata. Allo stesso modo va considerato nocivo ed inaccettabile l’appello già lanciato a suo tempo da Samuel Huntington, una sorta di chiamata alla guerra totale dell’Occidente contro l’islam. Affermazioni del genere non possono che essere fonte di ulteriori sofferenze ed ingiustizie.

La reazione di una società aperta

Il terrorismo va combattuto senza sovrastimare l’importanza delle definizioni ideologiche di cui si ammanta. A dover essere combattuti sono individui e organizzazioni terroristiche, ed eventualmente altre istituzioni che li sostengono in qualche modo. Ma senza che ciò possa giustificare una campagna o una crociata contro una parte dell’umanità. Il terrorismo è un delitto, le organizzazioni terroristiche sono organizzazioni criminali: possono dire di rappresentare un’idea, un valore, un obiettivo politico. Ma questo di per sé non può né mitigare le loro responsabilità, né portare a conseguenze riguardo ai valori che dicono di rappresentare. Sarà possibile convocare tutti i governi e tutti i popoli del mondo a combattere contro il terrorismo in quanto tale? Non solo è possibile, ma doveroso ed urgente, come i fatti delle ultime ore dimostrano ampiamente. Ovviamente si dovranno sfidare tutte le nazioni che in qualche modo abbiano potuto dare un contributo al fenomeno terroristico, stabilendo che esiste un dovere universale delle nazioni che si vogliono definire civili di unire le forze per combattere il terrorismo ed evitare ulteriori tragedie come questa. La reazione che ora è chiesta al popolo americano è quella di una grande solidarietà civica a sostegno delle vittime e delle loro famiglie, e di una forte collaborazione con le istituzioni. A queste ultime incombe il dovere di mobilitare tutte le risorse a loro disposizione nella lotta implacabile ed innarrestabile al male del terrorismo, di prendere tutte le misure atte a punire gli autori dei delitti e prevenirne la ripetizione. Certamente le istituzioni sono munite di poteri di polizia e di poteri militari proprio per compiere questi atti dovuti, sempre che siano proporzionati all’offesa e diretti verso i veri colpevoli. Io ho fiducia nelle istituzioni degli Stati Uniti a questo riguardo: si tratta di una società democratica, aperta, dove le istituzioni sono sottoposte continuamente al giudizio dell’opinione pubblica. Una reazione non appropriata, invece, sarebbe quella di attribuire le responsabilità ad una razza, ad una religione o ad un popolo in particolare. Cedendo alle paure irrazionali e agli odi si farebbe vincere il terrorismo.

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