La parola a Adi, Abed, Safed
Questa mattina era il mio secondo giorno di lavoro a Yibellin, il villaggio arabo dove sorge l’università. Lungo la strada tra cittadine ebraiche e arabe, ascoltavamo tre dei miei colleghi ed io le ultime notizie. L’ambasciatore francese a Tel Aviv diceva che non si può paragonare il terrorismo islamico contro Israele con quello perpetrato contro l’America: il secondo era contro civili. Abbiamo viaggiato in silenzio. Il cuore in tumulto. In testa una grande confusione. Lo shahid dell’ultimo attentato che si è fatto scoppiare a Naharia uccidendo sette persone e ferendone decine, era un arabo israeliano di Abu Snan, un villaggio a pochi Km da Yibellin. Ami, il direttore e il fondatore di alcune scuole dei “Gifted Children” tra le quali quella araba verso la quale eravamo diretti, sorrideva e sembrava leggere i nostri pensieri: «Capisco la vostra preoccupazione, ma Yibellin è diversa! Il villaggio è per la maggior parte abitato da arabi cristiani. Questa gente capisce il valore di una democrazia come la nostra. Sa apprezzare il valore di ciò che è riuscita a creare vivendo in un Paese come Israele. Uno di questi giorni vi farò conoscere Abuna, un sacerdote, il Padre Spirituale di questo grande progetto nel quale abbiamo l’onore di insegnare: sappiate che la vostra è un’opera importantissima. Attraverso voi questi giovani arabi possono conoscere un altro volto degli ebrei. Conoscendo voi potranno crearsi un’idea diversa di come siamo. Nella loro realtà siamo descritti come invasori, come nemici. Attraverso l’educazione si possono cambiare molte idee, molti pregiudizi». Ami è un personaggio unico. Sui sessant’anni, con il volto di ambra di chi passa gran parte del giorno all’aria. Vive ad Amirim, un Moshav famoso in Israele poiché tutti i suoi abitanti sono vegetariani o naturisti.
Educare a non odiare
Arriviamo e ci presentiamo, ognuno spiega l’origine del suo nome e lo traduce dall’arabo, dall’ebraico e io dall’italiano ci sono: “fiori”, “pezzi di cielo”, “persona gentile”, “gioielli” e “angeli”. Parliamo di evoluzione cognitiva, di lezioni multidisciplinari, di arte, di ecologia. Come sviluppare la genialità, come dare un valore al processo educativo. Uno staff pieno di energia, di iniziativa di idee. Da lontano si sente il canto del Muazin che chiama alla preghiera dalla torre di un minareto. Sui muri le ultime ore di Gesù durante il suo calvario illustrate in un’opera eseguita dagli allievi. La nostra riunione si svolge tutta in ebraico, la lingua comune a tutti. Si scrivono proposte, nuove idee, si ride, Adi, un collega di Safed, che insegna cinema, ogni tanto legge una parola dal suo manuale di ebraico-arabo e tutti scoppiano a ridere, vuoi per l’accento vuoi perché deforma le parole. Dr. Abed, il direttore arabo del centro pedagogico, distribuisce una benedizione per il nuovo anno ebraico. Come se non fossero scoppiate bombe, come se non si fossero schiantati aerei su 50.000 persone innocenti, come per dire: «è possibile dare un’altra possibilità al mondo!» Date alla gente semplice la parola: a insegnanti, ad educatori, ad intellettuali, a uomini di pensiero. Datela a chi lavora per amore e non per denaro o successo. A semplici negozianti, a piccoli imprenditori, a falegnami, a contadini. A chi vuole vivere! A chi ha generato figli per vederli evolversi nell’amore, sposarsi e creare la loro famiglia. Siamo stanchi di complotti internazionali programmati da folli sanguinari che attraverso ricatti e petrolio seminano il terrore sul genere umano. Distruggono la loro vita e quella degli altri, infrangono le leggi che governano il mondo. Si può vivere in pace, impegnando le energie e l’ingegno per risolvere il problema della siccità, per evolvere ricerche e debellare malattie, per custodire ciò che abbiamo costruito. Per salvaguardare la cultura. Per dare un senso alla vita. Ogni abitante della terra ha dei diritti ma tutti abbiamo un dovere. Combattere il Male. Non importa se il male è indirizzato a una persona o a 10.000. Il Male deve essere combattuto. Con ogni mezzo possibile. A tutti i costi. Affinché non dilaghi. Affinché non ci si trovi da soli ed impreparati ad affrontarlo! Per non ritrovarci l’anima in frantumi!
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!