Scuola, bugie e il buono cinese

Di Boffi Emanuele E Enrico Madama
27 Settembre 2001
Governo nuovo, nomine nuove. Unità e Espresso hanno raccontato la storia di Benedetto Vertecchi, ex capo del Cede (l’istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione) “epurato” dal nuovo ministro.

Governo nuovo, nomine nuove. Unità e Espresso hanno raccontato la storia di Benedetto Vertecchi, ex capo del Cede (l’istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione) “epurato” dal nuovo ministro. «La Moratti mi ha costretto ad andarmene» ha dichiarato colui che viene considerato l’ideatore della riforma dei cicli di Berlinguer e De Mauro. Le sue difese sono state prese anche dall’ex ministro della Pubblica Istruzione Giancarlo Lombardi: «Come si fa a sostituirlo con un ingegnere, Giacomo Elias, che ha dato prova di sé solo nelle aziende? Questo mette in luce un atteggiamento di tipo industriale-aziendale che nella scuola è dannoso». Per trovare una replica dell’interessato bisogna leggere Tempi. A cui Giacomo Elias spiega che «io non sono stato nominato a capo del Cede e non sono nemmeno fra i candidati. Il buon Vertecchi ritiene che screditandomi possa nascondere il fatto che per trent’anni hanno studiato delle cose senza applicarne nemmeno una. Io non sono un tecnico, sono docente universitario da 35 anni, ho insegnato al Politecnico di Milano, poi a Palermo e ora insegno Fisica Tecnica alla facoltà di Agraria dell’università di Milano».

È luogo comune in Italia considerare l’amministrazione pubblica inefficiente e lenta. Eppure negli uffici della pubblica amministrazione scolastica si è lavorato molto per rispettare la scadenza del 31 agosto per l’immissione in ruolo dei precari. E da via Trastevere trapela una certa soddisfazione. Stessa aria nei vari enti regionali «Ma l’importante – racconta Mario Dutto, direttore dell’ufficio regionale scolastico per la Lombardia – è non ricreare sul territorio dei piccoli ministeri, quali erano i provveditorati. Sebbene sia presto per fare un confronto con il governo precedente, solo oggi è chiaro l’obiettivo: dotare le scuole sin dal primo giorno di risorse di personale. Abbiamo avuto una precisa determinazione del numero dei docenti all’inizio di agosto, non a ottobre o a novembre. E questo ha consentito all’amministrazione di lavorare avendo chiaro l’obiettivo da raggiungere. Non era mai successo prima, sebbene, le assicuro, anche negli anni passati sarebbe potuto avvenire».

Dalla provincia cinese di Shaanxi, ad Hongliutan, dopo le devastazioni della Rivoluzione Culturale e decenni di abbandono, si erge il tempio del Drago Nero, una divinità locale. Il tempio, oltre alle pratiche religiose, ha cominciato a prendere in gestione una scuola elementare (la migliore nel distretto), l’attività di rimboschimento e fondi di previdenza sociale a favore dei contadini locali. È una nuova fonte di autorità rurale che il governo comunista, pur non riconoscendo ufficialmente, non può ostacolare senza rischiare di alienarsi la moltitudine di contadini e lavoratori già disillusi e abbandonati a se stessi. Da qui la rinascenza dei templi (oltre 1300 nella sola provincia di Shaanxi nell’ultimo decennio) e con la crescita della partecipazione crescono le offerte reinvestite poi nei servizi pubblici offerti. La scuola del Drago Nero può ora offrire un’aula con 38 nuovi computer: un caso ben lontano da quello della scuola statale saltata in aria a marzo nella provincia di Jiangxi, dove gli studenti lavoravano alla produzione di fuochi d’artificio.

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