Lupi e Agnoletti travestiti da studenti

Di Esposito Francesco
27 Settembre 2001
Neppure gli attentati alla Torri gemelle e al Pentagono riescono a fermare la retorica antioccidentale del movimento no global. Che dalla scuola sta preparando la sua riscossa contro l’esecutivo di Silvio Berlusconi. Il governo italiano che vuole la parità scolastica ed è alleato del cattivo e neoliberista George W. Bush di Francesco Esposito

Dopo i drammatici fatti di Genova, gli antigiottini italiani hanno rimandato la resa dei conti col centrodestra neoliberista e brutale a ottobre, dopo la ripresa dell’anno scolastico. Lo confermano i tanti segnali di una mobilitazione imminente del mondo studentesco che sembra destinata a far registrare il suo culmine nel cuore dell’autunno, alimentandosi innanzitutto delle proteste no global, contro il “governo mondiale dei mercati” responsabile del sottosviluppo e della miseria del terzo mondo, e secondariamente del rifiuto della parità scolastica, prevista dai programmi del governo nazionale di Silvio Berlusconi.

È vero che i 6mila morti delle stragi a New York e Washington, cittadini di quell’Occidente cui gli antiglobalisti imputano ogni genere di guerra e ingiustizia diffusa sul pianeta, hanno colto tutti di sorpresa. I giovani contrari al G8, come pure gli aspiranti tutores smaniosi di guadagnarsene la rappresentanza, da Fausto Bertinotti, ai Ds, a Vittorio Agnoletto. Ma i vessilliferi dell’antiglobalismo stanno correndo ai ripari.

Studenti (non di teologia) in lotta per la pace?

Subito dopo la tragedia Usa, Letizia Moratti ha invitato tutti i docenti e gli studenti delle scuole italiane a discutere in classe delle stragi. L’Istituto Diaz di Genova – lo scorso luglio adibito a centro stampa del Genoa Social Forum e teatro di quel drammatico blitz notturno delle forze di polizia che ha fatto gridare Vittorio Agnoletto al “governo cileno” – ha immediatamente colto il suggerimento, organizzando un dibattito sui fatti del G8. Sul palco, insieme alla preside, una vasta rappresentanza del “movimento”: da Massimiliano Morettini, del Gsf, a Matteo Jade, leader dei centri sociali. Un’attrice, accompagnandosi con la chitarra, ha “cantato” le testimonianze di violenza poliziesca raccontate da alcuni studenti. A Marta Vincenzi, presidente della Provincia, invitata all’incontro, non è rimasto che dichiarare di «essere caduta in un’imboscata». Del resto lo stesso Agnoletto aveva osservato che «il movimento antiglobalizzazione rappresenta l’antidoto principale al terrorismo, perché può evitare che le masse dei diseredati imbocchino la strada della violenza». Genova docet.

In Lombardia, l’invito del ministro è stato raccolto dedicando una parte delle ore di lezione alla discussione sugli attentati. Tuttavia non si contano i casi come quello accaduto a Lecco, dove alla prima assemblea d’istituto anziché della “prima guerra del XXI secolo” si è preferito parlare della globalizzazione e, tanto per «ritrovare la serenità perduta» auspicata dalla Moratti, gli studenti hanno programmato la proiezione di un filmato molto imparziale sul G8: l’ha girato un regista di un centro sociale…

Strumentalizzati e strumentalizzatori

A Milano e nell’hinterland la manifestazione della scorsa settimana “contro il terrorismo, contro la guerra globale” è stata solo un assaggio e già sono in cantiere iniziative analoghe per il prossimo futuro. I fatti americani non solo non sembrano aver influito sulla preparazione dell’“autunno caldo”, ma offrono un nuovo punto d’attacco all’«imperialismo militarista americano che vuole rispondere ai morti con altri morti». Singolare il caso dell’Istituto Maxwell, dove s’è venuta a creare una frattura tra gli studenti di sinistra dell’Uds (Unione degli Studenti) e quelli anarchici del Rasc (Rete autogestita studenti e collettivi). Questi ultimi, che certo non brillano per americanismo, si sono rifiutati di partecipare alla manifestazione studentesca di settimana scorsa perché non disposti a trasformare le 6mila vittime di New York e Washington in uno strumento di lotta politica. Molte anche le segnalazioni di dibattiti in classe “pilotati”, dove l’insegnante prendendo spunto dalle stragi dell’11 settembre arrivava a giustificare i talebani con duri giudizi contro Bush e l’imperialismo americano

A Roma invece quasi nessun liceo e istituto superiore ha promosso una qualche iniziativa per favorire il dialogo sui fatti accaduti in America e i professori hanno preferito evitare l’argomento (com’è accaduto al Liceo Classico M. Malpighi o allo Scientifico C. Antonietti). Il giorno dopo l’attentato, solo la preside del Liceo di Ariccia (dove la scuola è iniziata prima che a Roma), ha steso un comunicato stampa e lo ha letto ai ragazzi, commuovendosi. Allo Scientifico Archimede è invece in programma un’assemblea sulla situazione palestinese che già l’anno passato era stata oggetto di una mostra.

A Napoli, i no global hanno annunciato che alla notizia del primo atto di guerra si raduneranno nelle piazze e stanno studiando l’itinerario destinato ai cortei contro la Nato che «con la sua politica di armamenti rappresenta il braccio armato della globalizzazione e si è resa responsabile di violazioni del diritto all’autodeterminazione dei popoli, come in Jugoslavia». Lo ha ribadito il portavoce napoletano del movimento, Francesco Caruso, durante un’assemblea per i preparativi della manifestazione anti-Nato del 27 settembre. Lo confermano le chat dei movimenti antagonisti che da ogni parte d’Italia convergeranno sotto il Vesuvio. Il governo è avvertito.

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