Duri, cioè cristiani

Di Persico Roberto
27 Settembre 2001
Difficile sintetizzare in venti righe l’epistolario di Flannery O’Connor. Difficile riassumere in tre paragrafi l’umanità di una vita bruciata in meno di quarant’anni, segnata dalla malattia, dalla solitudine, spesso dall’incomprensione, attraversata sempre, per la grazia della fede, da un brivido di letizia e di ilarità

Flannery O’Connor, Sola a presidiare la fortezza, 164 pp. Einaudi, lire 18.000

Difficile sintetizzare in venti righe l’epistolario di Flannery O’Connor. Difficile riassumere in tre paragrafi l’umanità di una vita bruciata in meno di quarant’anni, segnata dalla malattia, dalla solitudine, spesso dall’incomprensione, attraversata sempre, per la grazia della fede, da un brivido di letizia e di ilarità. Meglio allora offrire qualche brandello dei suoi giudizi affilati, autoironici, irriverenti: «Scrivo come scrivo perché sono (non benché sia) cattolica. Se c’è una cosa tremenda da scrivere quando si è cristiani è che per te la realtà suprema è l’Incarnazione, la realtà presente è l’Incarnazione, e all’Incarnazione non ci crede nessuno; nessuno dei tuoi lettori, cioè. I miei lettori sono quelli convinti che Dio sia morto». «A vivere oggi si respira nichilismo. Dentro e fuori la Chiesa, è il gas che si respira». «Penso che soltanto la Chiesa saprà rendere sopportabile il terribile mondo al quale stiamo approdando; l’unica cosa a rendere sopportabile la Chiesa è che in qualche modo è il corpo di Cristo». «Tutti quelli che hanno letto La saggezza nel sangue mi credono una zoticona nichilista, mentre in televisione vorrei dare l’impressione di essere una zoticona tomista, ma vedrai che non mi verrà in mente niente di meglio da dire a Harvey Breit che “Eh?” e “Ah boh”». «Il mio redattore mi scrive che il libro vende più di tutti quelli che hanno in catalogo… il che non depone a favore del catalogo, direi». Molti l’hanno conosciuta leggendo La schiena di Parker (I libri dello spirito cristiano – Bur) e sono rimasti sconcertati dalla durezza dei suoi racconti. Risponde: «i racconti sono duri perché non c’è niente di più duro o meno sentimentale del realismo cristiano». «Cerco strenuamente di non farmi contagiare dal linguaggio pio del fedele. La liturgia, a differenza del linguaggio pio del fedele, è di una mirabile asciuttezza». «Se si crede nella divinità di Cristo, bisogna avere caro il mondo pur dovendo lottare per sopportarlo. Il che spiega forse perché nei racconti non c’è amarezza».

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.