Tranquilli, nessuna minaccia chimica, però…

Di Degli Occhi Alessandro
04 Ottobre 2001
Nonostante le rassicurazioni delle autorità, l’opinione pubblica nordamericana continua a temere nuovi atti terroristici. E, soprattutto, attentati con armi non convenzionali. Ecco perché è (quasi) solo un incubo. Parlano gli esperti della speciale task force italiana, creata per far fronte ad eventuali attacchi chimici e/o batteriologici di Alessandro Degli Occhi

Sui canali televisivi americani, dalla Cnn alla Abc, non passa giorno senza che si accenda il dibattito sul pericolo di un nuovo attacco terroristico questa volta di tipo chimico o batteriologico. Le autorità federali cercano di tranquillizzare, ma non possono negare che il rischio esista. In una corrispondenza americana della Stampa del 1 ottobre leggiamo: «La scorsa settimana, è scritto in una nota del Pentagono, centinaia di militari sono stati dispiegati a protezione di otto depositi chimici nel paese. La nazione ha ancora stivate 31.496 tonnellate di gas mortali. Da distruggere, ovviamente, ma con costi che crescono di ora in ora. Il piano di dismissione prevedeva 15 miliardi di dollari, ora si ritiene ne serviranno 24. I risultati? “Tra il 2008 e il 2012”. Negli inceneritori di Toole, Utah, e nell’atollo di Johnston, nel Pacifico, è stato eliminato il 23 per cento di tutto l’arsenale chimico. E il resto? Si trova ancora in magazzini ben conosciuti: dove siano dislocati lo sanno anche i giornali. Anniston (Alabama), Umatilla (Oregon), Pine Bluff (Arkansas), Newport (Indiana). E ancora Aberdeen (Maryland), Pueblo (Colorado), Blue Grass (Kentucky). Non sono bei posti, oggi, dove svegliarsi». Dopo la segnalazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), anche il nostro ministro della Sanità ha annunciato l’arrivo di una task force italiana pronta a intervenire nell’eventualità di un attacco chimico e batteriologico. Su questa linea si sono mossi anche il Viminale, la Protezione civile e il ministero della Difesa che, in particolare, ha allertato i reparti speciali Nbc (nucleari-batteriologici-chimici). Mobilitazione a parte, quanto è grande questo pericolo invisibile?

Minaccia chimica? Un inutile allarmismo

«C’è troppo allarmismo in giro» – sostiene Leonardo De Angelis esperto tossicologo e docente di biologia farmaceutica presso l’Università di Milano. «Anche chi come voi fa della comunicazione, ha delle responsabilità in questo senso… Non si possono scrivere cose imprecise perché si rischia di scatenare forme di isteria collettiva. In questi giorni vediamo gente che corre a comprarsi la maschera antigas senza poi sapere quando e come usarla. Acquistano la maschera e non i filtri… Oppure, se li acquistano, non sanno che vanno usati filtri diversi a seconda del tipo di minaccia chimica che bisogna affrontare. I filtri hanno poi bisogno di essere periodicamente sostituiti, infatti, una volta che fossero impregnati di sostanze tossiche, finirebbero per causare gravi danni all’utilizzatore… Anche sulle sostanze chimiche pericolose – continua De Angelis – si fa una gran confusione. Sulla stampa si fa un gran parlare di gas nervino (Sarin, utilizzato nel ’95 per un attentato nella metropolitana di Tokyo – ndr) ma va tenuto presente che ci sono anche altre sostanze chimiche dannose molto più comuni… Quel che va sottolineato però è che questo tipo di agenti diventa particolarmente pericoloso se viene diffuso in ambienti chiusi. Quindi nella metropolitana o in una grande magazzino… Anche qui comunque non vanno create tensioni ingiustificate; infatti per operare un attacco di questo tipo occorrerebbe insinuarsi nei sistemi di condizionamento degli edifici e quindi, se c’è vigilanza, la cosa non è così banale da realizzare. All’aria aperta invece queste sostanze chimiche, per essere pericolose, dovrebbero essere diffuse in maniera assolutamente massiccia. Questo comporta il problema dei vettori che non è facilmente risolvibile da chi volesse perpetrare un crimine di questo genere. Per colpire una città dovrebbero effettuare un vero e proprio bombardamento a tappeto con centinaia di aerei… Soprattutto dopo l’esperienza di New York e Washington, ora che anche un solo aereo diventa sospetto, non credo che questa operazione sarebbe facilmente realizzabile. Vorrei poi dire che ho fatto esperienza diretta a Seveso di una situazione di vasto inquinamento ambientale. È stato negli anni ’70 quando ci fu la famosa nube di diossina che colpì la popolazione. Bene, solo chi ricevette la sostanza direttamente in faccia fu colpito dalla cloracne e poi comunque ne guarì… Nel corso di un’osservazione durata anni abbiamo poi visto che le conseguenze sulla popolazione sono state assolutamente limitate. Ci fu un lieve aumento delle forme tumorali al fegato e ai reni tra le persone che erano state maggiormente esposte, ma la popolazione in generale non ha manifestato nel corso di decenni conseguenze gravi su larga scala…».

Scienza, non fantascienza

«Se mi domanda se un attacco con virus o batteri costituisce un pericolo reale per la popolazione rispondo ovviamente di sì» ammette Carlo De Giuli Morghen, virologo e docente di microbiologia dell’Università di Milano. «Per esempio il virus del vaiolo, che è frequentemente indicato come uno degli agenti utilizzabili in questo tipo di attacchi terroristici, è particolarmente pericoloso perché le ultime generazioni non sono state più vaccinate contro questo tipo di malattia (dagli anni ’70 – ndr) e quindi potrebbero essere maggiormente esposte… Il vaiolo poi, a differenza di altri virus, è termoresistente e quindi è uno di quelli che potrebbero essere utilizzati più facilmente. Detto questo, però, va sottolineato che la preparazione di queste “armi” impone delle precauzioni estremamente severe ai produttori e richiede l’utilizzo di laboratori ad altissima sicurezza. Non solo, nel caso del vaiolo c’è anche da dire che è possibile produrre rapidamente un vaccino che lo contrasti. La preparazione del virus vaccinico avviene facilmente attraverso la cute degli animali che non ne muoiono e consentono di svilupparne grandi quantità. Ciò consente una vaccinazione di massa che coprirebbe gran parte della popolazione. Ci sono poi dei virus emorragici, tipo Ebola, che possono produrre danni gravissimi. Però anche qui: nessuno produce Ebola, perché è un virus umano. Ci vorrebbe, cioè, qualche pazzo che si fa inoculare Ebola, si ammala, si fa estrarre il sangue e poi trova un vettore per nebulizzarlo. È molto difficile… Inoltre, anche ipotizzando una missione suicida, la diffusione attraverso il contatto diretto è altrettanto complicata perché questo virus è molto “cattivo” e chi ne fosse ammalato non avrebbe molto tempo per diffonderlo entrando in contatto con più persone, morirebbe prima. In sostanza: il fatto che sia estremamente letale ne limita la diffusione al contrario di virus comuni, come quello dell’influenza, che hanno lunghi tempi di incubazione e permettono di infettare parecchie persone quando ancora si sta bene. Vale comunque la pena di ripetere che la produzione di virus richiede misure di sicurezza sofisticatissime e costose di cui può disporre solo una grande organizzazione o uno Stato. Non solo, una volta che lo si è prodotto resta il problema di come diffonderlo. In altri termini: non è che uno può prendere una bomba e sparare del virus. Se uno parla da scienziato è così, se invece vogliamo farci coinvolgere emotivamente…».

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