Bhopal, disastri ambientali e associazioni ecologiste

Di Gaspari Antonio
04 Ottobre 2001
Ha destato scalpore l’ultimo libro di Dominique Lapierre sul disastro ambientale di Bophal, in India: “Mezzanotte e cinque”. Il 3 dicembre 1984 una fuga di gas (isocianato di metile) da un impianto chimico causò uno degli incidenti più gravi della storia: 4.100 persone morirono e 170.000 rimasero intossicate.

Ha destato scalpore l’ultimo libro di Dominique Lapierre sul disastro ambientale di Bophal, in India: “Mezzanotte e cinque”. Il 3 dicembre 1984 una fuga di gas (isocianato di metile) da un impianto chimico causò uno degli incidenti più gravi della storia: 4.100 persone morirono e 170.000 rimasero intossicate. L’impianto era della Union Carbide, una delle industrie chimiche più importanti del mondo. Ancora oggi, 120.000 fra bambini, uomini e donne continuano a soffrire dei danni procurati dall’intossicazione. Una Commissione Medica Internazionale ha constatato che, a 15 anni dal disastro, 10-15 persone continuano a morire ogni mese. Il Permanent Peoples’ Tribunal (Tribunale Permanente dei Popoli), riunitosi nell’Università di Warwick (Inghilterra) nel marzo del 2000, ha ribadito la condanna dell’operato della Union Carbide per negligenza nei confronti della sicurezza e della salute delle persone che vivevano intorno all’impianto di Bophal e degli operai che vi lavoravano, essendo le tecnologie utilizzate vecchie, usurate e senza il minimo standard di sicurezza e non avendo fornito nessuna informazione per evitare o limitare gli effetti dell’inalazione dei gas tossici. Nel 1989 la Union Carbide ha versato al governo indiano un risarcimento di 470 milioni di dollari. Altri 50 milioni di dollari sono stati investiti in un ospedale ultimato l’anno scorso e in grado di fornire assistenza a mille persone al giorno. Nel suo libro Lapierre ha sollevato il problema dell’impiego dei soldi del risarcimento, accusando fenomeni gravi di corruzione. Quello che più stupisce in un’inchiesta così seria è però la totale amnesia circa le responsabilità del settore ambiente salute e sicurezza dell’Union Carbide. Pochi infatti sanno che il responsabile per il settore ambiente, salute e sicurezza al tempo del disastro era un certo Russel Train, uno degli ambientalisti più premiati al mondo. Cofondatore nel 1961 del Wwf, nel 1977 ne ha ricoperto la carica di Presidente. Train si è più volte pronunciato a favore della riduzione della popolazione dei Paesi in via di Sviluppo. Intervistato da La Nuova Ecologia (settembre 1990) sul disastro di Bhopal, Russel Train rispose che: «la Union Carbide ha un programma ambientale ottimo». Pensate che cosa sarebbe successo se tale programma non fosse stato eccellente. Quello di Russell Train non è il solo caso di dirigenti del Wwf coinvolti in disastri ambientali. Quando il 10 luglio del 1970, un’esplosione nell’impianto chimico dell’Icmesa di Seveso produsse una nube di diossina che investì la zona circostante, le organizzazioni ambientaliste parlarono di azione criminale. Pochi però notarono che Luc Hoffman, proprietario dell’Icmesa, affliliata alla multinazionale Hoffman-Laroche, è uno dei dirigenti internazionali del Wwf. Nel 1990 Hoffman ricevette dal Principe Bernardo d’Olanda, allora presidente del Wwf Olandese, la carica di Comandante dell’Ordine dell’Arca D’Oro, una delle più alte onorificenze in campo ambientale. Ha ragione Beppe Grillo che durante uno show al Forum di Milano intimò i presenti di «stare attenti al Wwf».

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