La donna al tempo delle cattedrali e dei talebani

Di Mamma Oca
04 Ottobre 2001
«Un Paese in balia del fanatismo, donne e uomini trascinati in un nuovo Medioevo». «Il Paese sembra uscire dal suo lungo Medioevo…». «…un Paese dove la modernizzazione finanziaria va a braccetto con una mentalità profondamente feudale».

«Un Paese in balia del fanatismo, donne e uomini trascinati in un nuovo Medioevo». «Il Paese sembra uscire dal suo lungo Medioevo…». «…un Paese dove la modernizzazione finanziaria va a braccetto con una mentalità profondamente feudale». Queste tre frasi, concentrate in dieci pagine dell’ultimo numero di Io donna, ci parlano di Afghanistan e talebani. È bello vedere in continuazione giornalisti che c’istruiscono in codesta maniera. Probabilmente i nostri, passando per Kabul (naturalmente solo con il pensiero) hanno pensato di essere a Parigi, di vedere Notre-Dame, le cui rose del transetto, non sono state distrutte neppure dalla Rivoluzione francese, perché «si temeva di non saperle tecnicamente riprodurre» (problema che non ha neppure sfiorato i nostri talebani con i budda). Forse hanno pensato di fare una gita fuori porta e di vedere Mont-saint-Michel o le vetrate — irriproducibili — di Chartres. O forse quando parlano di mentalità feudale, a proposito delle donne afghane, i nostri sono andati a leggere le “imposte di registro” della Parigi di fine XIII secolo che «ci mostrano una folla di donne esercitanti i più vari mestieri: maestra di scuola, medico, farmacista, gessaiuola, tingitrice, copista, miniaturista, rilegatrice di libri e così via». Poi ci sono i servi, gli schiavi, le crociate, la peste, i signori feudali, etcetera.

Ora, se non volete essere inghiottiti dai luoghi comuni ci sono sempre i libri di Régine Pernoud (Medioevo, un secolare pregiudizio e Testimoni della luce, da cui sono tratte le citazioni) che possono essere letti da tutti, anche se, come dice sempre la Pernoud (e qui sempre si ritorna): «ci vuole una cultura che nessuno ha offerto al grande pubblico, e che di fatto, ci si procura soltanto con uno studio intelligente della storia, durante gli anni di scuola».

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