Giovinezza, inizio di tutto
Vivere alla grande. Lettere dalla scuola. A cura di Gianni Mereghetti, 134 pp. Marietti, lire 10.000
«La cosa più terribile che si può dire dei giovani» ha scritto Marcello Veneziani su Il Giornale «è questa: vedendo un giovane oggi non mi viene in mente niente». «A me invece viene in mente tutto» replica don Giussani nel dialogo che conclude Vivere alla grande, «perché la giovinezza è l’inizio di tutto». Le lettere raccolte nel libretto lo documentano appassionatamente. Perché sarà anche vero che i ragazzi di oggi non hanno più ideali eccetera; ma in un angolo riposto del loro cuore portano, incandescente come nell’“Icaro” di Matisse, un nocciolo indistruttibile di desiderio di bene, di bello, di vero, di felicità. Il problema è che quasi nessuno li aiuta a prenderlo sul serio. Ma quando si imbattono in un amico, un insegnante, un compagno di banco che non ha spento il suo desiderio, che vive la vita di tutti con dentro un “di più” di passione e di letizia, ecco il miracolo della fioritura dell’“io”. Con l’ingenua baldanza dei loro sedici, diciassette, diciotto anni, i ragazzi raccontano lo stupore per un incontro imprevisto, una compagnia che inizia a render lieta la vita, un gusto che riempie le giornate, prima così facilmente noiose e senza senso. Un’amicizia che abbraccia lo studio, gli interessi, gli affetti; fino a rendere capaci di stare di fronte ai professori, all’istituzione scolastica, in un’assemblea studentesca con il coraggio di sfidare l’opinione dominante, in nome di una certezza incrollabile. Come Claudio di Firenze, che si è preso l’impegno di parlare del Purgatorio a tutta classe, perché il professore non voleva farlo, e ha finito spiegando che «quel Mistero che rende tutto il purgatorio così bello e pieno di speranza, è la stessa diversità che io ho incontrato nella vita di tutti i giorni». O Katharina, dalla Germania, che dopo un’ora di dibattito col professore di letteratura sulle ragioni della fede torna a casa «veramente lieta, poiché nella scuola io, con la mia persona, avevo preso posizione, ed era mia tutta la realtà».
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