Israeliani e palestinesi: chi fa veramente razzismo
L’animo umano può abituarsi a tutto. Ad avere il cuore in sospeso ogni volta che un figlio va a scuola, si incontra con gli amici in un centro commerciale o entra in un cinema. Si puo imparare a girare per il mercato tenendo gli occhi spalancati, temendo di scorgere un pacco esplosivo, una sporta sospetta o una persona imbottita di tritolo, chiodi e ogni sorta di diavolerie micidiali. Si può continuare a vivere tranquillamente, pur con la sensazione di ingannare se stessi, e progettare l’anno scolastico, le vacanze o un nuovo sito Internet, ignorando la morte di soldati, bambini e le ultime vittime della violenza giornaliera. Ma niente può far insorgere come la calunnia, l’istigazione, la menzogna. Leggo sul Jerusalem Post del 19 agosto: «Il 3 agosto scorso, pochi giorni prima che un terrorista palestinese si facesse esplodere in una pizzeria di Gerusalemme facendo a pezzi decine di israeliani inermi, la televisione dell’Autorità Palestinese aveva mandato in onda un sermone del venerdì declamato in una moschea di Gaza da Ibrahim Madhi, che fra l’altro diceva: “Questa è jihad [guerra santa]: o vittoria o martirio. I più grandi nemici della nazione islamica sono gli ebrei, che Dio possa batterli. Tutte le spade devono essere puntate sugli ebrei, i nemici di Dio, la nazione maledetta nel Libro di Dio. Dio li ha definiti scimmie e maiali, adoratori di idoli e vitelli. Gli ebrei hanno mostrato le loro zanne. Nulla li fermerà se non il colore del sangue della loro sporca gente. Nulla li fermerà se non il nostro farci esplodere volontariamente in mezzo a loro. Dio porterà gli ebrei sotto il dominio dei musulmani, li faremo saltare in aria a Hadera, li faremo saltare in aria a Tel Aviv e a Netanya, nella giustizia di Dio contro questa gentaglia. Entreremo da conquistatori a Gerusalemme, da conquistatori a Jaffa, da conquistatori ad Haifa e da conquistatori ad Ashkelon. Sia benedetto chi attacca un soldato. Sia benedetto chi educa i suoi figli alla jihad e al martirio. Sia benedetto chi serba una pallottola per conficcarla in testa a un ebreo”. Se questo è il veleno che viene seminato dai loro dirigenti religiosi e politici, come stupirsi poi se un recente sondaggio indica che tre palestinesi su quattro approvano gli attentati contro Israele? Nei dieci anni scorsi spesso l’istigazione all’odio palestinese è stata minimizzata. Ciò che conta, si sosteneva, è ciò che i palestinesi fanno, non ciò che dicono. Oggi, col senno di poi, appare chiaro quanto quel discorso fosse miope. Le parole hanno una loro forza e oggi abbiamo davanti agli occhi i frutti dell’effetto cumulativo di anni e anni di odio anti-israeliano. Ora, quand’anche per miracolo le violenze cessassero all’improvviso, è essenziale insistere perché si ponga fine immediatamente e senza condizioni a questa campagna di odio. Finché l’Autorità Palestinese continuerà a fomentare e promuovere odio e violenze, il numero dei giovani palestinesi pronti a farsi esplodere continuerà a crescere». La campagna denigratoria che sta imperversando nel mondo ha convinto 3000 rappresentanti di Organizzazioni non governative a firmare a Durban un documento puramente antisemita e antisionista che dà una giustificazione a chiunque lo desideri di eliminare piu ebrei possibile. Il Popolo ebraico è sempre stato Davide nella sua lotta impari contro Golia. Con creatività e determinazione, a volte con disperazione, ci difendiamo dal mondo arabo tutto schierato dalla parte dei palestinesi. E ora, dopo la beffa di Durban, da gran parte del mondo. Purtroppo, conosciamo bene il significato di parole come “deportazione, genocidio, razzismo, eliminazione, massacro, pulizia etnica…” Eppure, mentre entravano nelle camere a gas che i nazisti chiamavano docce, gli ebrei cantavano «Ani Maamin…» («Io credo che tutto finirà e verrà un Messia»). No, in Israele e nelle scuole ebraiche di tutto il mondo, non educhiamo all’odio e alla menzogna. Non educhiamo all’aggressione, non cresciamo i nostri figli in un clima di sopraffazione, non vogliamo dominare nessuno. Ma forse noi sbagliamo e gli antisemiti hanno ragione: per massacrare fisicamente e spiritualmente un po’ di Ebrei basta far scattare la molla della propaganda, dell’odio, della calunnia.
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