Quell’islam normale, nemico di Bin Laden

Di Stefanini Maurizio
01 Novembre 2001
Dopo le Torri Gemelle non è facilissimo, ma è necessario distinguere fra islamico e islamico. Almeno così vuole la Casa Bianca. E il buon senso, anche in Italia. Se chi ben incomincia è a metà dell’opera, la radiografia della presenza musulmana nel nostro Paese può essere un ottimo incipit di Maurizio Stefanini

Come mai Osama bin Laden ha lanciato l’appello di jihad contro l’Occidente? E perché Bush lancia tra i bambini americani l’operazione “simpatia” per il bambino musulmano della porta accanto o del continente lontano? La forse non del tutto ovvia chiave di lettura degli appelli contro l’Occidente, la si può cominciare a rintracciare già in casa nostra, ragionando su una serie di statistiche con cui negli ultimi anni differenti centri di ricerca hanno cercato di tracciare un profilo della comunità islamica italiana.

Chi, come, dove, quando. Ma soprattutto quanti

Stimati dal minimo di mezzo milione della Caritas ai 600.000 della Fondazione Agnelli, ai 650.000 del ministero dell’interno, all’1,2 milioni delle loro fonti più trionfalistiche, i musulmani sono ormai in Italia la seconda fede per numero di aderenti. Anche se poi tra di loro i cittadini non sono più di 10.000 secondo le fonti più pessimistiche, di 60.000 secondo quelle più ottimistiche. E, contrariamente a certe voci che circolano, tra di loro gli italiani veri e propri non sono che un’infima minoranza: certamente inferiore agli almeno 74.000 che si sono convertiti al buddhismo, ai 400.000 Testimoni di Geova, ai 15.000 induisti e neo-induisti, ai 120.000 e passa dell’area New Age. Gli altri, sono assimilati, per lo più provenienti dalle ex-colonie di Eritrea e Somalia. Qual è il loro rapporto con la cultura d’origine, e qual è il loro atteggiamento verso quella di accoglienza? Una prima sorpresa ci viene dai dati della loro frequenza alla preghiera del venerdì: non più del 5-10%, contro il 10-20% di afflusso degli italiani cattolici alla messa domenicale. Naturalmente, bisogna tener conto del fatto che nel nostro Paese le moschee non sono diffuse in maniera così capillare come le chiese: il 33% dei musulmani intervistati, infatti, dice che è proprio di un luogo di culto a portata di mano ciò di cui sente più la mancanza nel nostro Paese. D’altra parte, la frequenza in moschea non è nella legge coranica un precetto altrettanto stringente del precetto domenicale nella cristianità in genere. Dunque, si spiega l’apparente paradosso per cui il numero degli islamici in Italia ostentanti sentimenti integralisti sia superiore a quello di chi frequenta la moschea: tra il 10 e il 15%. Però, il modo in cui gli attentatori suicidi delle Torri Gemelle siano stati scoperti come dediti alle sbronze e alle donnine indurrebbe anche a qualche lettura differente, della strana discrepanza… Ma se il 15% dice di essere integralista, in compenso una minoranza altrettanto significativa indica di considerare i propri nemici peggiori «gli immigrati che delinquono». E se vediamo le cifre corrispondenti ad altre questioni, l’esito finale non corrisponde affatto a quello stereotipo della “quinta colonna” nella società occidentale che spesso circola. È vero: il 52% di loro dice che comunque non abbandonerebbe mai la sua fede per integrarsi nella società italiana. Il che, però, significa che un altro 48% non avrebbe obiezioni sostanziali a farsi battezzare. Quando si chiede loro a cosa sarebbero disposti a rinunciare maggiormente, il 41% risponde «le abitudini alimentari», e solo il 6% si dichiara attaccato al modello tradizionale della donna islamica, col velo e tutto il resto. E le domande sulla famiglia rivelano altre sorprese.

Le musulmane in minigonna?

Solo il 41,3%.infatti, chiede allo Stato italiano di tutelare la poligamia, contro un 17,1% che giudica il tema non importante, un 28,7% che riconosce alla maggioranza cattolica il diritto a dettare il proprio modello, e un 12,9% complessivo disponibile a soluzioni di compromesso: «sì, ma a condizione che solo un matrimonio venga riconosciuto dallo Stato italiano mentre gli altri matrimoni hanno esclusivo valore religioso»; «sì, se le varie mogli purchè maggiorenni sono d’accordo sulla poligamia». Ancora più bassa la percentuale di chi trova giusto l’obbligo religioso di educare i figli di padre islamico e madre cattolica secondo la fede di lui: il 34,9%. Il significato di questi dati? Pur se il 39% dei musulmani dice di essere venuto in Italia «perché offre lavoro», una cifra aggregata ancor maggiore confessa che sta nel nostro Paese perché ci si sta bene: «mi era stata consigliata» (22%), «è più vicina al mio Paese” (18%), «avevo già amici e parenti che vivevano qui» (18%), «è più facile ottenere il permesso di soggiorno” (14%), «è un Paese libero e tollerante» (8%). E anche se il 73% dice di aver avuto poi difficoltà a ottenere lavoro o casa o documenti regolari, se il 72% dice di frequentare solo connazionali, se il 72% dice di avere problemi con i ritmi di vita e con il tipo di rapporti umani, se il 52% vive solo o con amici e se al 43% manca la propria famiglia, sembra comunque chiaro che il grosso degli immigrati non si penta affatto di essere arrivati nel «corrotto e decadente Occidente». E che ci sarebbe solo bisogno di aspettare una ventina di anni, per vedere ragazze musulmane in minigonna con la stessa facilità con cui oggi si trovano cattolici che mangiano carne il venerdì. Ma, appunto, è questa un’idea che agli integralisti fa rizzare i capelli sul capo. Sia in Italia, che nel resto dell’Occidente. Ed è quasi come in una corsa contro il tempo che lanciano allora lo slogan: distruggere l’Occidente, prima che l’Occidente assimili noi. In realtà, è presumibile che neanche Bin Laden si illuda di poter completare le offensive spezzate nel VII secolo a Poitiers e a Costantinopoli, per completare la conquista dell’Europa. Nel momento però in cui l’occidentale medio inizierà a vedere in ogni islamico un potenziale terrorista, diventerà sempre più difficile per gli immigrati occidentalizzanti districarsi tra un mondo cui aspirano ma che li sospetta, e il ricatto della tradizione d’origine. Per questo, insieme all’offensiva anti-talebana, la Casa Bianca apre gli sportelli di credito ai singoli musulmani. Il suo obbiettivo, esattamente speculare a quello di Bin Laden, è quello di scavare ancor di più quel fossato che separa masse musulmane e i suoi presunti interpreti estremisti, nell’unico modo che è possibile, e cioè rimarcando la considerazione che un conto è l’islam, altro sono i terroristi fanatici e mostrando apertura al popolo del libro. Ovvero, accelerando il processo di integrazione dei musulmani in Occidente.

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