Quel faxista di Bin Laden
Ancora Limes? Ancora Limes. Questa rubrica è un “servizio di lettura” e così eccoci qua ogni volta che viene realizzato uno strumento utile a penetrare la realtà in maniera non estemporanea (o quantomeno a problematizzarla, senza voler far tornare i conti anche quando essi si negano al nostro piccolo pallottoliere). Il periodico di Lucio Caracciolo esce in veste di (un nuovo) quaderno speciale: Nel mondo di Bin Laden. Gli eventi del Martedì Nero statunitense hanno sconvolto anche i piani editoriali di questa rivista di geopolitica, che ha trasformato la propria programmazione in una serie di focus ad hoc. L’ultimo comparirà il 4 dicembre «e sarà incentrato sul mondo islamico». Lo segniamo sin d’ora sull’agenda, procurando di non mancare all’appuntamento. Nel mondo di Bin Laden tenta di (cominciare a) fare il punto su “islamismo” e nuova geopolitica, fra Occidente e resto del mondo, gran parte, enorme parte del quale connotato in senso musulmano. Molti gli spunti possibili. Scelgo l’appello che Ayman al-Zawahiri — 50enne medico egiziano, capo di uno dei due rami della Jihad, il gruppo terroristico attivo in Egitto dalla fine degli anni Settanta, e “mente” di al-Qaeda — ha lanciato dagli schermi di al-Jazira il 7 ottobre. «Oh popolo americano, ti sei chiesto il motivo di questa ostilità contro l’America e contro Israele? Perché tutto questo odio nei cuori dei musulmani contro l’America? La risposta è chiara e semplice. L’America ha commesso crimini contro la comunità dei musulmani che nessuno può sopportare, figuriamoci un musulmano mujahid! L’America è il leader dei criminali, per (aver commesso) il crimine della nascita di Israele, che continua e si ripete da cinquant’anni. La comunità dell’islam non può continuamente sopportare questo crimine». A pensar male (lo sappiamo) si fa peccato, ma raramente si sbaglia: si ha come l’impressione che da noi ci sia più di qualcuno incapace di dargli torto. E il grande problema dell’Occidente è più questo che non tutti i faxisti di al-Jazira.
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