Il mea culpa di Veronelli
Eureka! Anche il mondo del vino vive i suoi momenti di autocritica e, dopo le purghe al legno degli anni Ottanta, con i vini “barricati” a tutti i costi (messi nelle piccole botti di rovere per trasmettere tannini al vino), il principale fautore di quella tecnica, Luigi Veronelli, per tutti “Gino”, sul Corriere della Sera di domenica ha cominciato ad ammettere che il legno toglie al vino allegria e anima. Personalmente sono sempre rimasto sorpreso da due atteggiamenti. Il primo, il fatto che nessuno dei miei colleghi m’abbia mai smentito, quando da quindici anni a questa parte mi son messo a fare il critico censore non dei vini fatti e finiti, ma delle “sperimentazioni alla barrique”. Quelle sperimentazioni che i produttori volevano farci bere e pagare il doppio. Accanto a questo, c’è poi il presentimento che le barrique, comunque, non andavano toccate. C’era persino un altro collega che aveva inventato lo slogan del “vino del falegname”, che ad un certo punto ha smesso di colpo. A pensar male si fa peccato ma quasi sempre si indovina. Sta di fatto che il mercato delle piccole botti è un business e in Italia in questi anni se ne sono vendute tante, ma proprio tante. Sarà per questo che qualcuno non ha mai avuto interesse ad accettare la dialettica sulle piccole botti? Tra i tanti pontificatori e guidaioli, a questo punto, salvo solo “Gino”, perché è l’unico che davanti a un vino, alla fine, si rimette sempre in discussione. Peccato che solo adesso, dopo quindici anni di promotion della piccola botte, cominci a dire che la permanenza in legno “breve” cede tannini meno nobili al vino, mentre tanti contadini si sono illusi che mettendo il vino in quella botticella (senza arte né parte perché sembrava che bastasse comprarla e basta) potevano venderlo a maggior prezzo (sic!). Di certo il vino della Nozze di Cana non era affinato in legno. Per saperne di più l’appuntamento è a Stupinigi (Torino) dal 23 al 26 novembre al Salotto di Papillon, dove il bel racconto di Luca Doninelli sarà messo in scena sorseggiando un caldo vino del Sud che ha il profumo intenso della cioccolata. Si chiama Vigna del Feudo ’97 e lo produce a Manduria l’azienda Felline (tel. 099/9711660).
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!