Alla ricerca del Pesaro specifico
Massimo D’Alema ne esce ri-presidente e il Congresso che doveva essere della discordia, anzi della frattura, è diventato un “volemose bene” capace di ricomporre i sinistrismi di Sergio Cofferati (sindacalista o corrente di partito?), di dare la pace dei sensi ai mugugni di Pietro Folena e di Giovanna Melandri, e di chiamare a (neo)centralismo democratico lo sbottamento dell’europarlamentare Gianni Vattimo, che ha detto: «Una svolta vergognosa per un partito che ha tanto a lungo bollato i socialdemocratici come socialtraditori, e che dalla storia recente dei socialisti italiani è stato spinto a diffidare, fino a vergognarsi, del nome socialista» (su l’Unità del 17-11). Il neo-segretario Piero Fassino celebra il rito con il nichilismo di John Lennon e agita «timidamente» (così l’Unità del 19-11) una bandiera rossa. Era meglio L’Internazionale. Il 16, a Roma, la Fiom porta in piazza tanti soggetti: i metalmeccanici, Fassino & D’Alema, la falce & il martello, i profili di Marx, Engels, Lenin, Stalin & Mao. Vedere Liberazione, «giornale comunista», del 17 per credere. Eppure siamo tutti Bad Godesberg e «pulita, socialdemocrazia italiana». È sempre Vattimo, che chiosa: «Con questo ritrovamento dell’eredità socialdemocratica il partito si starà spingendo “a destra”? Ma è proprio la nuova aggressività della destra, quella interna e quella mondiale (il nostro “alleato” Bush!), a rendere chiaro che la sola terza via percorribile per le democrazie sviluppate è il socialismo». Mezza Europa avrebbe qualche cosetta da eccepire, ma chi prende sul serio la questione non è tanto Fassino, ma D’Alema. Il quale sa che se l’azione ha il primato, l’avanguardia va formata bene. Ecco perché il primo presidente del Consiglio postcomunista d’Italia, quello orgoglioso dell’antico simbolo del PCI al governo, si è fatto la sua Fondazione, ora editrice dell’omonimo Italianieuropei. Bimestrale del riformismo italiano. Codiretto da D’Alema e da Giuliano Amato, sembrerebbe un ammodernato Totò che fa il verso al Duce («Italiani!…») e invece è il nuovo “pensatoio”. MicroMega non serve più.
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