L’Occidente, ossia il fatto cristiano

Di Respinti Marco
29 Novembre 2001
Studi Cattolici di novembre (il mensile di area Opus Dei diretto da Cesare Cavalleri, edito a Milano da Ares, Associazione Ricerche e Studi, e oggi giunto al 45° anno di vita) propone un poderoso saggio (tutto da leggere, assieme alle suggestioni sulle difficoltà del multiculturalismo lanciate da Marrakech dallo scrittore Giorgio De Simone) del sociologo Gianfranco Morra

Studi Cattolici di novembre (il mensile di area Opus Dei diretto da Cesare Cavalleri, edito a Milano da Ares, Associazione Ricerche e Studi, e oggi giunto al 45° anno di vita) propone un poderoso saggio (tutto da leggere, assieme alle suggestioni sulle difficoltà del multiculturalismo lanciate da Marrakech dallo scrittore Giorgio De Simone) del sociologo Gianfranco Morra, che sapidamente descrive il nostro quarto di mondo — l’Occidente — come «una sintesi nella quale ciascun elemento è indispensabile per quel tutto, che possiamo chiamare civiltà cristiana o Europa. Non è un caso che gli attacchi contro il cristianesimo europeo abbiano seguito sempre il medesimo schema: ritrovare l’originalità e la purezza di Gerusalemme liberandola dalle sovrastrutture di Atene e Roma». Così hanno fatto tutte le eresie, dal luteranesimo al neomodernismo, inseguendo quella de-ellenizzazione e quella de-romanizzazione («la Chiesa profetica al posto della Chiesa istituzionale» “costantiniana”) che, spogliatala, sono fatali alla stessa Gerusalemme. Quintessenza dell’Occidente, invece (l’Europa più l’esportazione “coloniale” di sé) — come bene sanno anche gli americani più acuti —, è la difesa del contrario. Come dice il Federico Chabod della Storia dell’idea di Europa (1944): «Non possiamo non esser cristiani anche se non seguiamo più le pratiche del culto, perché il cristianesimo ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare in guisa incancellabile; e la diversità profonda che c’è fra noi e gli antichi, fra il nostro modo di sentire la vita e quello di un contemporaneo di Pericle o di Augusto è proprio dovuto a questo gran fatto, il maggior fatto senza dubbio della storia universale, cioè il verbo cristiano. Anche i cosiddetti “liberi pensatori”, anche gli “anticlericali” non possono sfuggire a questa sorte comune dello spirito europeo». Per questo Morra conclude: «Perché non possiamo non dirci cristiani? Perché siamo laici. Perché non possiamo non dirci laici? Perché siamo cristiani. E la sintesi di cristianesimo e libertà ha il nome con il quale abbiamo cominciato questo discorso: Europa».

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