A Bruxelles un cavallo di Troia
Quale Europa conosciamo, ad oggi, oltre a quella molto prosaica della moneta unica che ci farà scervellare per qualche mese, a tutto vantaggio di banche e speculazioni su piazze Affari? Conosciamo l’Europa di tecnocrazie non elette dai popoli, di raccomandazioni su leggi e procedure che si spingono fino alla definizione di come debba essere gustato il cotechino, di burocrazie ben radicate che comminano premi e scomuniche in nome della teologia del politicamente corretto. Stessa vena anima la polemica intorno all’adesione dell’Italia alla “giustizia europea”. «Forcolandia. Teniamoci il cavallo e lasciamogli Troia». Non saranno immagini uscite da una mente raffinatissima, ma c’è del vero in quel che dice Bossi. Questa ben concertata propaganda sulla Grande Europa della Legalità e sulla povera Italia che, comunque andrà a finire, ha voluto capire e discutere molto bene il grazioso dono degli Achei di Bruxelles, cioè l’accordo sul mandato di arresto europeo, può essere spiegato con il linguaggio lieve e pertinente del presidente emerito della Corte Costituzionale, Vincenzo Caianiello. Il quale conversando col Foglio di Giuliano Ferrara sul preteso controllo di legalità invocato per l’intero spazio europeo dice: «è un’idea giacobina, l’idea dei tribunali del popolo, i quali devono disseminare di virtù il mondo. Se noi, profittando dell’emergenza terroristica, ci mettiamo ad aderire a disegni di cooperazione giudiziaria per proteggere i beni giuridici che ogni Stato deve configurare come crede, creiamo un’enorme confusione. Tanto più che il Parlamento europeo è una palestra di dilettanti, non ha poteri decisori, e non può averli finché non ci sarà una Costituzione. In America i reati vengono configurati dal Congresso, che è un Parlamento con funzioni effettive. In Europa c’è un grosso deficit di democrazia. Non dimentichiamo che il diritto Ue è fuori da ogni garanzia democratica, perché è fatto dalle burocrazie e dalla Commissione». E allora perché tanta fretta? Dice niente che l’attuale establishment di burocrazie e commissioni europee sono fortemente presidiate da Ulivo e post-comunisti? Dice niente che in un’Europa dove i sondaggi danno in forte crescita i partiti popolari e in forte crisi le sinistre i detentori di rendite politiche si attrezzino per continuare a colpire i loro avversari politici (vi ricordate i casi Kohl, Chirac, Berlusconi?) per tramite di certi loro compiacenti e ultra-mediatizzati amichetti giudici? E che faranno poi questi controllori di legalità senza frontiere: Guariniello arresterà Zidane in Francia? I belgi arresteranno Sharon in Israele? La Del Ponte guiderà le delegazioni europee a Kabul per cercare di accaparrarsi la pratica Omar? E Baltazar Garzòn, scornato dall’esito del suo mandato di arresto contro Pinochet, anziché lasciare raddoppierà, tentando il colpo della vita con Berlusconi? A dar retta al segretario Sdi Boselli, parrebbe di sì. «Un compagno spagnolo (all’Europarlamento – n.d.r.) mi spiegò che nel suo paese il giudice Garzòn stava puntando su Berlusconi. Mi disse: “Aspetta solo che perda l’immunità per chiederne l’arresto”». È davvero una bella idea mettersi nelle mani dei tribunali per condurre la lotta politica con altri mezzi?
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