Il bello (del digiuno) e la bestia

Di Tempi
13 Dicembre 2001
Il digiuno non vi sembri una cosa di poca importanza o superflua; chi lo pratica, secondo le consuetudini della Chiesa, non pensi fra sé, non dica fra sé, ascoltando il tentatore che suggerisce nell’intimo: «Che cosa digiuni a fare? Defraudi la tua vita, non le dai ciò che le fa piacere; ti procuri da te stesso una pena, ti fai carnefice e tormentatore di te stesso.

Il digiuno non vi sembri una cosa di poca importanza o superflua; chi lo pratica, secondo le consuetudini della Chiesa, non pensi fra sé, non dica fra sé, ascoltando il tentatore che suggerisce nell’intimo: «Che cosa digiuni a fare? Defraudi la tua vita, non le dai ciò che le fa piacere; ti procuri da te stesso una pena, ti fai carnefice e tormentatore di te stesso. A Dio può piacere che tu ti tormenti? Sarebbe crudele se avesse piacere delle tue pene. Ma tu rispondi così al tentatore: «Mi dò certo un supplizio, ma perché egli mi perdoni, da me stesso mi castigo perché egli mi aiuti, per piacere ai suoi occhi, per arrivare al diletto della sua dolcezza. Anche la vittima è tormentata, per essere posta sull’altare. Così la mia carne appesantisce meno il mio spirito». A questo cattivo consigliere, schiavo del ventre, rispondi con questo esempio: «Se tu, per caso, cavalcassi un giumento, se montassi un cavallo che con la sua andatura sfrenata ti potesse far cadere, per fare un viaggio tranquillo non razioneresti il cibo a quel furente, non cercheresti di domare con la fame quello che non riesci a domare col morso? La mia carne è il mio giumento mentre faccio il viaggio verso Gerusalemme, spesso mi porta via, cerca di buttarmi fuori dalla strada. La mia via è Cristo. Non dovrò dunque frenare con il digiuno la bestia che va a sbalzi?». Se qualcuno capisce ciò, può verificare con la sua stessa esperienza quanto sia utile il digiuno.

* Tratto da “L’utilità del digiuno”, cit. in Dizionario Storico della Svizzera, Berna

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