Pretese cristiane
Galli della Loggia, Cesana, Caffarra presentano un libro di don Giussani. Resoconto della serata di un giovane artista, un po’ freak, un po’ no-global, un po’ così.
Le presentazioni dei libri sono serate a cui proprio non vorremmo esserci. Se poi sono dei volumi di don Luigi Giussani l’ambiente è sempre quello, silenzioso, calmo. E fa sempre troppo caldo. Ma al pubblico (come sempre, numeroso) questa apparenza sembra non interessare. È il contenuto dell’incontro a richiamare la sua attenzione. Giancarlo Cesana stupisce subito presentando un libro già letto dai più, (All’origine della pretesa cristiana, Rizzoli) perché «è il secondo volume del Percorso, strumento sempre necessario nella scuola di comunità», lavoro (tipico dei raduni ciellini, comunque “aperto a tutti”) di giudizio e paragone sulla realtà e sull’esperienza. Interviene monsignor Caffarra che, con molta tranquillità sua, e tanta pazienza nostra, sottolinea «l’unicità e la veridicità del cristianesimo: non una dottrina, ma un incontro umano nella storia». «La sorpresa e lo stupore di fronte a un fatto – tiene a precisare – implicano oggettività, partecipazione e globalità». Ernesto Galli della Loggia è l’ospite che più incuriosisce. Laico (e non si dimentica certo di ricordarcelo) riconosce la peculiarità del cristianesimo, che proprio per le sue origini storiche non può essere considerato al pari delle altre religioni. Ma quello che per Giussani è un connubio inscindibile (fede-ragione), per Galli Della Loggia lo è un po’ meno: «fidarsi è ragionevolmente umano» dice, ma poi le sue parole lasciano intendere che la fede avrebbe un fondamento non razionale. Il resto del suo intervento, basato su questo assioma, pare più che altro un esame di coscienza ad alta voce. Conclude Giancarlo Cesana, che provoca un po’ tutti con una domanda: «Se la ragione è tenere aperta la categoria della possibilità, qualcuno mi dia una sola ragione per non credere».
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