Letture natalizie. Per “fare la festa” ai cavalieri del nulla

Di Persico Roberto
20 Dicembre 2001
La battaglia sul campo è (quasi) vinta. Ma quella culturale è ancora tutta da combattere. Il fronte anticristiano ha colto l’occasione dell’11 settembre per ridare fiato alle trombe.

La battaglia sul campo è (quasi) vinta. Ma quella culturale è ancora tutta da combattere. Il fronte anticristiano ha colto l’occasione dell’11 settembre per ridare fiato alle trombe. Il logoro slogan volterriano per cui la radice della violenza sarebbe la religione è stato rilanciato in grande stile. Ai predicatori del multiculturalismo d’accatto non sembra vero di poter proclamare l’equivalenza di tutte le fedi come generatrici d’intolleranza. La querelle (montata ad arte, per nascondere il vero dramma della scuola, la morte dell’educazione) sui crocifissi nelle aule non è che l’aspetto emergente di una secolare guerra al cristianesimo, che cerca di eliminarlo mentendo spudoratamente sulla sua natura e la sua storia. E allora potremmo mettere sotto l’albero qualche strumento in più per non farsi ingannare dagli apostoli del nulla.

Luigi Giussani, “All’origine della pretesa cristiana”, 152 pp. Rizzoli, lire 26.000

Per cogliere il fatto cristiano nel suo punto sorgivo, nella sua struttura originale. Don Giussani ricorda che il cristianesimo non è, propriamente parlando, una religione. Religioni sono infatti i tentativi, tutti ugualmente degni, compiuti dagli uomini per dare un nome, per immaginare un rapporto con il Mistero che si intuisce presente alla radice di tutte le cose. Il cristianesimo è l’avvenimento, atteso e imprevedibile, di un uomo che identifica sé con quel Mistero. Il libro racconta l’emergere di questo fatto nella storia, lo stupore dei primi che s’imbattono in una presenza straordinaria eppure corrispondente a sé, una convivenza con quell’uomo sconvolgente al punto non solo di suscitare la domanda «ma tu chi sei?», ma di rendere pienamente ragionevole accogliere la più impensabile delle risposte: «io sono Dio».

AA.VV, “Le meraviglie di Dio”, 1361 pp. Mondadori, lire 48.000

Quel fatto si è dilatato nel tempo e nello spazio, ha costruito una storia, ha dato forma a una civiltà. Le meraviglie di Dio ripercorre in 365 brevi capitoletti l’avventura del cristianesimo, dalle prime comunità ai giorni nostri. Santi e Papi, martiri e vergini, ma anche soldati e artisti, re e uomini comuni, nomi notissimi e altri sconosciuti ai più, come quel Geronimo di Loaisa, primo vescovo di Lima, che costrinse i conquistadores a restituire agli Indios i loro beni. Scorrono sulle pagine Dante e Matisse, Hernan Cortez e Giovanni Sobieski, l’abate de l’Epée, inventore del linguaggio dei gesti per i sordomuti, e Israel Zolli, il rabbino capo di Roma che riceve il battesimo dalle mani di Pio XII. Non è freschissimo di stampa, ma se ne è parlato poco, ed è un peccato.

Giovanni Paolo II, “Fondare la civiltà dell’amore”, 286 pp. Rizzoli, lire 32.000

Karol Wojtyla, “Segno di contraddizione”, 198 pp. Gribaudi, lire 25.000

Da quell’ottobre del ’78 va ripetendo ai quattro angoli della terra il grido che risuonò allora in piazza San Pietro: «Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo. Lui solo sa cosa c’è nel cuore dell’uomo». Per testimoniare che l’Avvenimento di duemila anni fa è presente qui e ora. Rizzoli ha raccolto in un’antologia i passi più celebri e più commoventi dei discorsi di questi vent’anni. Per chi volesse risalire alle radici della sua passione per Cristo e per l’uomo sono tornati sugli scaffali gli esercizi che l’allora cardinal Wojty_a predicò a Paolo VI due anni prima della sua elezione al soglio di Pietro. La presentazione di don Luigi Negri ricorda l’entusiasmo suscitato dal primo incontro con quel testo.

Camillo Ruini, “Chiesa del nostro tempo II”, 444 pp. Piemme, lire 50.000

Da dieci anni il Cardinal Ruini regge il timone della Chiesa italiana. Un decennio che ha visto mutamenti di grande rilievo, sul piano civile e religioso. Il libro raccoglie le prolusioni pronunciate dal porporato alle Assemblee Generali e al Consiglio permanente della CEI, e documenta una «attenzione costante ai mutamenti socio-culturali in corso e alle possibilità che si presentano alla Chiesa e ai credenti non già di arrestarli, ma di orientarli in senso cristiano, o almeno compatibile con il cristianesimo». Una lezione di paternità, e insieme dell’apertura e del realismo che caratterizzano la presenza cristiana nel mondo.

Michele Dolz, “Il Dio bambino”, 229 pp. Mondadori, lire 32.000

Dal Bambino di Praga al Santo Niño di Cebu nelle Filippine, dall’invito di Origene (II secolo) a «prendere Gesù fra le mani, circondarlo con le braccia» a Il mistero di Natale di Edith Stein, don Michele Dolz traccia un quadro ampio e suggestivo della devozione a Gesù bambino. E mostra come non si tratti di un sentimentalismo infantile, bensì di un culto ricco di ragioni teologiche e generatore di una fede consapevole e matura.

Rino Cammilleri, Vittorio Messori, “Gli occhi di Maria”, 318 pp, Rizzoli, lire 32.000

Nell’estate del 1796, appena prima dell’arrivo delle truppe napoleoniche, una stupefacente serie di prodigi attraversa gli Stati pontifici: decine e decine di immagini e statue, per lo più della Madonna, muovono gli occhi, piangono, sorridono. Il fenomeno dura mesi ed è osservato da migliaia di persone. Tra i testimoni oculari – rilasceranno deposizioni giurate davanti a giudici e notai – insospettabili giacobini anticlericali. Lo stesso Napoleone, che aveva voluto esaminare un quadro certo di scoprirvi il trucco, fu visto impallidire, e rinunciò all’annunciata distruzione della tela. Segue una accattivante ricostruzione della “materna sollecitudine” con cui le apparizione mariane hanno accompagnato i tempi duri della fede.

Chiara Frugoni, “Medioevo sul naso”, 184 pp. Laterza, lire 48.000

Nelle polemiche di queste settimane qualcuno è arrivato a sostenere che l’Europa dovrebbe tutto agli Arabi: la ripresa dell’Occidente dopo le grandi invasioni sarebbe merito delle conoscenze e delle tecniche, dai numeri alla bussola, importate dai mercanti della mezzaluna. Peccato che nei fatti le cose siano andate diversamente. Dagli occhiali ai bottoni, dalla carta all’orologio, dal mulino alla forchetta, il Medioevo cristiano è tutto un prodigio di creatività. Nata dalla certezza che la natura, opera di Dio e non di oscuri démoni, è a disposizione dell’uomo perché la esplori e ne usi.

Stefano Zecchi, “Fedeltà”, 214 pp. Mondadori, lire 29.000

Sulle colonne de Il Giornale ha scritto recentemente: «credo che nessuno, realmente e sinceramente, possa uscire dalla tradizione a cui appartiene: può metterla in discussione, criticarla aspramente, tuttavia non può abbandonarla. E proprio questa non pretesa fedeltà alla tradizione è la miglior condizione per poterci confrontare con altre civiltà». Intorno a quest’idea Stefano Zecchi ha scritto una storia d’amore, il romanzo di Gloria che gira mezzo mondo per scoprire che «il tempo scorre e ci obbliga ad andare avanti, verso il futuro: è facile incamminarsi per i sentieri dell’infedeltà. Ma c’è la memoria. La vera infedeltà è dimenticare».

Elisa Buzzi (a cura di), “Islam, una realtà da conoscere”, 157 pp. Marietti, lire 24.000

Da anni il Centro Studi sull’ecumenismo svolge una preziosa opera di riflessione e di divulgazione sui rapporti fra Cristianesimo e islam. Lontani da ogni impostazione manichea, gli agili saggi raccolti nel volume ruotano intorno a una sfida incrociata: mentre l’incontro con la tradizione europea mette in questione il monolitismo politico-religioso del mondo islamico, l’edonismo dell’Occidente nichilista mostra la corda davanti alle certezze religiose della mezzaluna. Solo se saprà ritrovare le sue radici cristiane l’Occidente avrà le risorse per sostenere lo sviluppo dell’islam liberale.

Gianni Baget Bozzo, “Di fronte all’Islam”, 116 pp. Marietti, lire 16.000

Con la consueta chiarezza, don Gianni traccia un rigoroso profilo teologico della religione di Maometto, sottolineando puntualmente tutte le differenze con il Cristianesimo: da un lato l’abbraccio misericordioso del divino all’umano, stretto fino all’identificazione; dall’altro una distanza incolmabile, riempita solo dalla intransigente sottomissione alla legge.

Latifa, “Il viso negato”, 206 pp. Sonzogno, lire 25.000

Quando il vecchio presidente afgano Najibullah fu appeso sulla piazza di Kabul Latifa aveva sedici anni. Da allora addio musica, addio vestiti occidentali, addio scuola di giornalismo: per cinque anni solo paura, umiliazioni, violenze. Il diario lucido e terribile di una giovinezza vissuta dietro la grata del burka.

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