Fallimenti d’Egitto, perdere la sovranità per un canale
Una volta i privati debitori finivano in galera, se non erano ridotti in schiavitù dai creditori. Allo stesso modo, una volta anche gli Stati debitori potevano rimetterci la libertà. Cioè, in campo di diritto internazionale, l’indipendenza.
Accadde ad esempio all’Egitto, che essendosi dissanguato per finanziare la costruzione del Canale di Suez fu costretto nel 1878 ad accettare nel governo come ministri due rappresentanti di Inghilterra e Francia, i due principali creditori. Premessa per l’occupazione militare britannica del 1881, anche se il protettorato formale non sarebbe stato proclamato che nel 1914. Anche la Tunisia pagò la bancarotta del 1881 con la proclamazione del protettorato francese. L’Italia, invitata per prima ad assumersi l’“onere”, si era rifiutata, ancora influenzata dall’ideologia risorgimentale sull’autodeterminazione dei popoli. Ma già nel 1902 ogni “pregiudizio” era passato, visto che navi italiane parteciparono con navi inglesi e tedesche al blocco delle coste venezuelane, in rappresaglia alla moratoria dei pagamenti decretata dal caudillo Juan Vicente Gómez. Andò avanti fino al 1903, quando intervenne a sua volta Washington, a intimare agli europei di sgomberare, visto che il loro intervento violava la “dottrina di Monroe”. E da allora l’“autotutela” internazionale dei creditori per via militare cadde definitivamente in disuso.
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