L’ira di Oriana?

Di Scroppo Erica
10 Gennaio 2002
Perche’ la Fallaci non capisce l’America e non scrive da americana. Il libro più venduto in Italia (700mila copie) stroncato da un’italiana (a Cambridge), convinta che la way of life “anglosassone” sia la miglior via per rendere pacifico e prospero il villaggio globale di Erica Scroppo

Vivo da oltre vent’anni in una società-impero pluri e multi postmoderna in cui, anche nelle polemiche più roventi è automatico e interiorizzato un linguaggio rispettoso di tutti. Nella lettera prima e nel “libretto” di Oriana Fallaci (La rabbia e l’orgoglio, Rizzoli) ora, molte cose continuano a lasciarmi di stucco.

I “grossi testicoli”? Non bastano

Anzitutto il tono. La rabbia non è buona consigliera e le cose gridate non hanno la stessa autorevolezza di quelle dette pacatamente. Per non parlare delle parolacce, disdicevoli sempre, ancor di più in una signora settantenne che si rivolge al pubblico. Tanto più che la signora ci spiega che il suo è un sermone, una predica. Dichiarandosi atea “graziaddio”, ci ammannisce bestemmie a iosa ma non indica una via di uscita, non ha un vero messaggio, a parte lo sfogo della sua rabbia personale.

Anche se vive da anni in America “da fuoriuscita” (non mi risulta però che in Italia sia condannata a morte o rischi la galera), del paese che la ospita ha capito poco. I padri fondatori sarebbero grandi uomini a) perché avevano grossi testicoli, attributo su cui l’autrice insiste anche quando parla di se stessa, come elemento inscindibile da intelligenza e coraggio, b) perché conoscevano bene il greco e il latino. A ragione dichiara la Rivoluzione americana superiore a quella francese, non solo perché viene quindici anni prima ma perché quasi incruenta. Quello che le sfugge è l’intima relazione dell’allora colonia con la madre patria. L’In-ghilterra, che si estendeva oltre oceano, aveva avuto le sue Rivoluzioni, poco cruente, nel ‘600 e nello stesso periodo aveva originato l’Impro-vement (Miglioramento), poi divenuto in Europa Illuminismo.

L’Enciclo-pedia fu la traduzione francese della filosofia di John Locke e Thomas Paine e la Costituzione americana è una non brillante stesura della Costituzione inglese che a tutt’oggi non è scritta. Infine contadini analfabeti non ce n’erano né in America né in Inghilterra, paesi protestanti religiosamente dediti alla lettura della Bibbia.

Quanto all’Italia di cui fa a pezzi tutti, destra, centro e sinistra, oltre allo sfogo viscerale non c’è un’analisi delle cause né una via di sbocco. Si ricade nella mancanza di attributi maschili in chi ci governa, amministra, difende, istruisce e così via.

Arafat è un bugiardo, però l’islam

non è (solo) bin Laden

Sul terrorismo ha ragione: chi non sa che Arafat è un bugiardo spudorato e l’ideatore di tutto quel che s’è visto in fatto di terrore in questi 40 anni e più? Però in diplomazia si finge di credere ai bugiardi se si vuol evitare un conflitto mondiale all’anno.

Chi legge ricorderà l’offerta di Clinton ai palestinesi un anno fa, rifiutata nonostante fosse la miglior proposta di pace immaginabile. Però il problema Arafat non si risolve dicendo che sputa e bercia.

L’analisi dell’islam invece è desolante e spero per l’Italia che il successo della Fallaci non sia dovuto a questa parte che in Gran Bretagna, in America e in buona parte dell’Ue costerebbe all’editore piogge di denunce e condanne. Non si può esaltare la Costituzione americana e affermare: «La nostra civiltà è superiore perché è nostra e noi siamo i più bravi perché siamo noi; e anche se sono atea e odio i preti la mia religione è superiore alle altre e i musulmani berciano, e anziché lavorare passano il tempo a pregare con il deretano all’aria. Ma io non sono razzista perché la razza qui non c’entra». Come sempre gli atei sono i più disinformati e bigotti e lei non capisce che oltre ai musulmani insulta tutti i presidenti a parte Kennedy quando sostiene «Come son brutte le chiese protestanti e le moschee rispetto alle nostre cattedrali».

Giudicare gli altri in base a categorie «nostre» non porta a capire il prossimo, ma a temerlo e odiarlo per le sue differenze. Insultare gli abiti (i figli di Allah in gonnella e turbante) e deridere le abitudini dell’altro, sia pure nemico, è la più infantile forma di inciviltà e razzismo. Non si può essere filo americani e chiamare invasione islamica l’immigrazione economica che c’è ovunque. È come chiamare invasione cattolica quella di italiani e irlandesi. È ovvio che le immigrazioni di massa cambiano la cultura, si pensi agli Usa rispetto all’originario nucleo puritano inglese. Eppure per bisogno di manodopera si è accettato chiunque con i suoi colori, usi, costumi, sinagoghe, moschee, templi, santi e sacerdoti. Come l’America ha reso tutti americani, l’Italia potrebbe fare altrettanto e forse renderebbe davvero cittadini anche gli italiani!

Bush ha celebrato la fine del Ramadan con i 6 milioni di musulmani statunitensi, di cui ben 500 sono periti nelle Torri, non perché li teme ma perché è il loro presidente e se alla Fallaci piace davvero l’America questa è la strada da indicare, non quel che chiama orgoglio ma è cieco odio e sterile chiusura.

Non tutto il mondo islamico ci vuole annichilire. Non credo che abbia queste intenzioni il cardiochirurgo che la principessa Diana voleva sposare, né il mio idraulico, né la segretaria della scuola di mia figlia né le migliaia di studenti, medici, infermieri, ragionieri, negozianti, avvocati, giornalisti musulmani, che nel Regno Unito sono 1 milione e mezzo. E non stravolgono la protestante Gran Bretagna più di quanto l’abbiano fatto i 10 milioni di irlandesi cattolici.

In ogni caso, la soluzione sta, come ha spiegato Clinton alla Bbc – questo sì era un sermone – nel sottrarre i potenziali “clienti” (o vittime) delle scuole di fanatismo odio e terrorismo finanziando vere scuole che istruiscano e non indottrinino, aprano le menti e non le chiudano, spianino la via a collaborazione e comprensione e non alla distruzione. Ma questo è il prossimo capitolo.

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