Arriva l’Euro-stile (e io non mi sento molto bene)

Di Pavarini Maria Cristina
10 Gennaio 2002
È un altro cambiamento epocale: ci angoscia più del millennium bug (che in fondo è stato un enorme flop), anche se meno di quello che ha significato l’11 settembre.

È un altro cambiamento epocale: ci angoscia più del millennium bug (che in fondo è stato un enorme flop), anche se meno di quello che ha significato l’11 settembre. È l’Euro e vedrà convertire – e in qualche modo sminuire, oltre che dimezzare numericamente – i nostri averi. I nostri mezzi, infatti, diventeranno in un certo senso “quarti” (anche se ufficialmente l’arrotondamento non è ammesso). Stiamo tutti comprando, o regalando borsellini e portamonete per trasportare il nuovo carico di monete e spiccioli, nonché portafogli adatti ad ospitare le nuove banconote extra-large. Per un po’ ci sembrerà di essere in visita in un paese straniero, mentre saremo sempre a casa nostra, nonostante il disagio – si spera – temporaneo. Le nuove banconote sono pensate per essere politicamente corrette. Infatti, sulle nuove banconote-lenzuola sono rappresentati ponti e finestre astratti che non appartengono alla storia di nessun Paese, ma nemmeno valorizzano la cultura di qualche Stato dell’Unione in particolare. Allo stesso modo, l’Euro non è ancora frutto della vita d’un popolo, ma la conseguenza d’una manovra economica imposta dall’alto.

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