Il “meglio” dimenticato
«C’è un’atteggiamento, c’è un’idea che serpeggia nel mondo cattolico a proposito del crescente numero di immigrati appartenenti ad altre religioni. Noi cattolici – si dice – abbiamo nei loro confronti il dovere dell’accoglienza. Dove per accoglienza si intende molto spesso un’elemosina o un pezzo di terra. E allora io adesso vi racconto una storia: immaginate che alle cinque del pomeriggio siete a casa vostra impegnati a lavorare. Suonano alla porta, andate ad aprire e trovate un vostro parente che non vedevate da anni e che ha voluto farvi una sorpresa. Lo fate entrare e gli offrite una tazza di tè. Nel frigo avete anche una torta di mele, ma non gliela offrite. Lui però crede che lo abbiate accolto bene perché gli avete offerto una tazza di tè e va via contento. Ma voi sapete che non gli avete dato la torta di mele.
Voi sapete che la vostra accoglienza è stata molto limitata e che non gli avete dato tutto il meglio che avevate in frigo. Cos’è questa “torta di mele”, questo “meglio” che noi cristiani abbiamo e che spesso non offriamo? Questo meglio si chiama Gesù Cristo. Sarebbe stato giusto offrirglielo, perché se non riteniamo più che Gesù Cristo sia proponibile come risposta all’umanità di ciascuno di noi e di ciascuno di loro, allora vuol dire che la nostra fede si è rattrappita. Vuol dire che la nostra convinzione è diventata povera, che ci riduciamo alla semplice assistenza materiale. Ci riduciamo ad essere inutili alla crescita dell’umanità di queste persone che entrano in contatto con noi… Non fare questa proposta di Gesù Cristo li lascia continuare nella falsa appartenenza alla loro religione. Con la conseguenza che questo può rivelarsi, come stiamo scoprendo in questi giorni, dannoso perfino per noi».
Da un intervento di padre Edo Moerlin Visconti, missionario in Uganda dal 1972 – edo@imul.com
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