Libertà, appunto

Di Tempi
24 Gennaio 2002
«È vero che Dio è intervenuto?». E ancora: «È vero che sia accaduto o no?».

«È vero che Dio è intervenuto?». E ancora: «È vero che sia accaduto o no?».

Giussani pone l’interlocutore in una condizione in cui non sono consentite scappatoie o sciatteria morali e concettuali: «Ci sono certi richiami che, per la loro radicalità, quando un uomo li ha percepiti, se agisce da uomo, non possono essere eliminati, censurati. L’uomo è costretto a dire sì, oppure no». Si tratta di un’alternativa drammatica, che don Giussani formula riecheggiando una formula di Kierkegaard: «La verità è che è stato completamente dimenticato l’imperativo cristiano: tu devi. Che il cristianesimo ti è stato annunciato significa che “tu devi” prendere posizione di fronte a Cristo. Egli, o il fatto che Egli esiste, o il fatto che sia esistito è la decisione di tutta l’esistenza».

Un “europeo dei nostri giorni” come me (e come Giussani descrive nel libro, sulla scorta di Dostoevskij, con giustificata

severità) resta semplicemente sgomento di fronte alla radicalità di simili interrogativi. Un uomo come me che stenta ad avere certezze, incline a sminuzzare i problemi sotto la lente dell’indagine razionale, appesantito dalle complicazioni esistenziali del dubbio moderno, sente però che all’apice di quegli interrogativi viene custodita una sfida, un appello pressante affinché non si divaghi, non vengano premiate la politica dell’elusione e la retorica dell’indifferenza.

Giussani non ci impone di credere. Non ingiunge un assurdo, vincolante e paradossale: “devi credere di credere”. Ma si appella alla libertà di ciascuno di noi per evitare di volgere lo sguardo altrove e svicolare dall’essenziale delle domande prime. La “libertà”, appunto.(…)

Pierluigi Battista, in Tracce-Litterae Communionis, gennaio 2002

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