Far carriera da ecologisti (nelle multinazionali)

Di Gaspari Antonio
31 Gennaio 2002
Lord Peter Melchett, già direttore di Greenpeace in Gran Bretagna, arrestato due anni fa per aver distrutto un campo coltivato con sementi geneticamente modificate, è passato ora dalla parte delle ditte multinazionali produttrici di transgenici. E da noi Chicco Testa non manifestava contro l’Enel prima di diventarne presidente? di Antonio Gaspari

Lord Melchett è un personaggio di rilievo nel mondo delle associazioni ambientaliste. Per anni responsabile di Green-peace in Gran Bretagna, è stato ministro con il Partito Laburista. Fino ad un paio di settimane fa ancora membro della direzione internazionale di Greenpeace. A scatenare l’interesse per le sue gesta è stato l’annuncio della sua nomina a P.R. della Burson-Marsteller, la più grande corporation mondiale per le pubbliche relazioni.

Da Greenpeace a greenwar

La Burson-Marsteller è accusata dagli ecologisti di non rispettare i diritti umani e di essere coinvolta con ditte e governi che hanno commesso gravi danni ambientali. Il quotidiano britannico The Guardian ha scritto che la scelta di Lord Melchett è inconcepibile perché la Burson-Marsteller è stata ingaggiata dal governo nigeriano per negare il genocidio effettuato durante la guerra in Biafra, utilizzata dalla giunta argentina per difendersi dalle accuse di aver fatto sparire 35.000 civili e dal governo indonesiano dopo il massacro dei cristiani in East Timor. La Burson-Marsteller, ha scritto il Guardian, ha pure lavorato per migliorare l’immagine del Presidente Rumeno Nicolae Ceausescu e per la famiglia reale Saudita. Dal punto di vista ambientale, tra i suoi clienti figurano i proprietari dell’impianto nucleare di Three Mile Island, che subì seri guasti guasti nel 1979.

L’ Union Carbide divenne cliente della Burson-Marsteller dopo l’incidente di Bhopal (India) dove rimasero uccise 15.000 persone. La British Petroleum (Bp) ha ingaggiato la Burson-Marsteller, dopo l’affondamento della petroliera Torrey Canyon nel 1967, la Exxon Corporation dopo l’incidente alla petroliera Exxon Valdez che riversò 40 mila tonnellate di greggio in Alaska e il Governo Britannico dopo l’affare Bse.

«Negli ultimi tre anni, – ha scritto sempre il Guardian-, la Burson-Marsteller ha lavorato per le compagnie del tabacco e per le industrie impegnate nella produzione di Ogm al fine di contrastare la “green lobby” ed in particolare Greenpeace». Lord Melchett in sua difesa ha dichiarato che lavorerà solo in alcuni settori. Stephen Tisdale, il direttore risultava Greenpeace del Regno Unito, ha difeso l’ex direttore sostenendo che «Chi conosce Peter sa che egli non ha cambiato le sue idee». Un documento interno di Greenpeace spiega che Lord Melchett non comprometterà le sue convinzioni, egli farà le cose giuste, convincerà le compagnie sulla bontà di associazioni come Greenpeace e Friends of the Earth. Altri ecologisti non sono però così convinti, e hanno sollevato dubbi sul fatto che ora Lord Melchett sia sul libro paga della Monsanto e di altre compagnie che producono transgenici. Kate Jones, un attivista contro gli Ogm, ha detto: «Come si può essere nella direzione internazionale di Greenpeace, ricoprire la carica di consigliere politico della “Soil Association” (Associazione per l’agricoltura organica ndr) e nello stesso tempo percepire denaro dall’industria e dalle compagnie che producono gli Ogm?».

E Chicco non ha fatto la stessa cosa?

Ma quello di Lord Peter Melchett non è l’unico caso di ambientalisti passati a lavorare con le industrie che avversavano. Tom Burke, per esempio,un ambientalista britannico molto noto, già direttore dell’associazione Friends of the Earth, lavora adesso con la Multinazionale mineraria Rio Tinto. Alla Burson-Marsteller lavorano già Richard Aylard, dirigente della Soil Association e Gavin Grant, un ex dirigente delle comunicazioni della “Body Shop”, la compagnia che dice di vendere prodotti “biologici” nel campo dei saponi e dei profumi. Quello dei militanti chefiniscono a lavorare per le ditte che prima avversavano è un fenomeno molto diffuso tra gli ambientalisti. In Italia per esempio, Chicco Testa, che guidava le manifestazioni di Legambiente contro gli impianti nucleari dell’Enel, non è poi diventato Presidente dell’Ente elettrico Nazionale? E Alfonso Pecoraro Scanio, prima di ricoprire l’incarico di Ministro dell’Agricoltura, non ha forse guidato la campagna per l’abolizione dello stesso ministero? E Anna Donati, dopo aver manifestato contro le linee ad alta velocità non è andata a ricoprire la sedia del Consiglio di Amministrazione delle Ferrovie? Da un’inchiesta condotta negli anni Novanta, da Multinational Monitor, (rivista fondata da Ralph Nader, leader delle associazioni dei consumatori), risultò che 67 dirigenti delle prime sette associazioni ambientaliste americane erano in carica come presidenti, consiglieri di amministrazione, consulenti e direttori di ben 92 compagnie, tra cui le multinazionali Union Carbide, Monsanto, Dupont, Exxon, British Petroleum, ecc. Il Wwf risultò l’associazione più coinvolta.

All’epoca tre direttori e sette membri del Consiglio nazionale del Wwf, ricoprivano la carica di direttori in 10 compagnie che comparivano nel Toxic 500, l’elenco compilato dal governo sulle industrie più inquinanti degli Usa. Insomma, le piante dell’ipocrisia e dell’incoerenza crescono rigogliose nelle file di molte associazioni ambientaliste.

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