Come ti anticipo la devolution (nella scuola)

Di Castagneto Pierluigi
07 Febbraio 2002
L’eurodeputato Mario Mauro, responsabile scuola di Forza Italia, è uno degli artefici della riforma Moratti.

L’eurodeputato Mario Mauro, responsabile scuola di Forza Italia, è uno degli artefici della riforma Moratti. Ha lavorato a stretto contatto con i partiti della maggioranza e ha avuto al suo fianco Franco Nembrini, presidente della Federazione opere educative, una rete nazionale di 300 scuole gestite direttamente dalle famiglie, che persegue l’obbiettivo dell’equiparazione tra scuola statale e non statale. Da quando Mauro è andato a Bruxelles, Nembrini lo ha sostituito alla Compagnia delle Opere. Sono ovviamente soddisfatti della riforma approvata la settimana scorsa perché comincia a smontare “il moloch dai piedi d’argilla” che conta all’incirca 1.236.000 dipendenti. Il nuovo progetto supera l’impianto napoleonico e si getta alle spalle le posizioni ottocentesche della accentratrice legge Casati quando i dipendenti del ministero della pubblica istruzione erano solo 159. «Bisogna superare – precisa Mauro – il gap della scuola italiana verificatosi partire dal 1970 e che le statistiche dell’Ocse non smettono di mettere in evidenza». Tuttavia precisa Nembrini la riforma appena varata è una scatola da riempire e ora «c’è bisogno dello sforzo di tutti e anche degli insegnanti di sinistra che con molti altri, per il loro impegno, in questi anni hanno fatto la scuola italiana». Dopo la prima bozza uno dei punti su cui si era arenata la riforma era l’articolazione dei bienni. L’emendamento firmato da Fumagalli della Lega e da Mauro ha sbloccato la situazione e rinviato il provvedimento al prossimo Consiglio dei ministri. Le polemiche interne alla maggioranza? In primis è stata l’amministrazione scolastica ad andare in fibrillazione. Molti ambienti scolastici accomodati in un lungo immobilismo “erano spaventati, se non atterriti” e qualche partito temeva contraccolpi corporativi. Secondo Mauro «Alleanza nazionale è stata su posizioni più conservatrici, con la positiva intenzione di salvare la tradizione delle scuola italiana che risale a Gentile. I centristi (Ccd-Cdu, ndr) erano invece fortemente attratti dal difendere lo status quo e una concezione della scuola come rendita politica». Punti critici ancora aperti? Il secondo canale dell’obbligo (oltre ai licei), rappresentato dalla formazione professionale. È affidato alle regioni, ma il modo con cui verrà gestito, spiega Nembrini, dirà della buona riuscita dell’intera operazione. «Se si sposterà il centro burocratico da Roma ai capoluoghi di regione, cambierà poco. Bisogna puntare sull’autonomia delle singole scuole, inserite nel territorio e collegate con le istituzioni locali». Eccetto Veneto e Lombardia, la maggior parte delle regioni non si è mai occupata di formazione professionale. Per cui, secondo Nembrini «dato che la legge appena approvata contiene solo gli indirizzi generali, bisogna operare con molto realismo, cercando di separare i licei dagli istituti valutando bene ogni passaggio. Gravi errori, potrebbero causare un fallimento dell’intera operazione e affossare ulteriormente il sistema scuola». Uno tra i tanti punti positivi è quello della legge delega, strumento fortemente contrastato dal centrosinistra. «A differenza del provvedimento di Berlinguer e De Mauro – fa notare l’eurodeputato Mario Mauro – che varava la riforma a costo zero, quindi demagogico e ideologico, la legge delega permette di regolamentare le modalità di investimento e dare copertura finanziaria a tutti i decreti attuativi che saranno pronti entro due anni. Novità anche per gli insegnanti: la riforma valorizza il corpo decente per la qualità dell’insegnamento e non per la quantità di carta che produce. Viene privilegiato l’auto aggiornamento e, novità assoluta, le spese saranno a carico dell’amministrazione, il personale sarà riorganizzato su base regionale, il ministero avrà solo funzioni di controllo e non di gestione (che spetterà alle Regioni)». La devolution passa anche dalla scuola.

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