C’è qualcuno lì?

Di Persico Roberto
07 Febbraio 2002
Javier Cercas, I soldati di Salamina, 210 pp. Guanda, Euro 14,00

Javier Cercas, I soldati di Salamina, 210 pp. Guanda, Euro 14,00

Chi può e chi vuole vada a leggersi la sontuosa presentazione che de I soldati di Salamina ha fatto su Il foglio di mercoledì scorso la magica penna di Pietrangelo Buttafuoco. Chi non avesse tempo e voglia, si accontenti del maldestro riepilogo che ne troverà nelle righe che seguono. Nel 1999 Javier Cercas è un buon giornalista. È, anche, uno scrittore fallito. Qualche anno prima ha abbandonato le rotative per tentare la strada del romanzo, ma senza successo, e gli è toccato tornare alle colonne di El País. Ora deve scrivere, per il sessantesimo anniversario della guerra civile, un articolo sulla morte di Antonio Machado, il poeta martire della causa repubblicana. Gli torna alla mente la storia, raccolta anni addietro, di Rafael Sánchez Mazas, scrittore, ideologo di spicco della destra, amico personale del fondatore della Falange Primo de Rivera. Catturato dai rossi, Sánchez è condannato alla fucilazione insieme ad altri cinquanta franchisti. Viene solo sfiorato dalle pallottole, fugge nel bosco, si nasconde, lo inseguono. Alla fine un miliziano lo scova. Si guardano negli occhi. «C’è qualcuno lì?» grida una voce; «No, qui non c’è!» risponde il miliziano, senza smettere di fissarlo. Cercas rievoca la vicenda nell’articolo accanto a quella di Machado. Qualcuno che ancora ricorda i fatti gli scrive. Scatta la curiosità, il desiderio di andare a fondo di una avventura così improbabile. Poco a poco la fucilazione di Sánchez Mazas diventa la sua ossessione. E ridesta anche tutta la sua creatività. «Il libro di Cercas» ha detto Michele Serra «nasce come una ricerca storica e approda alla letteratura, all’arte». Il risultato è infatti un romanzo straordinario che, intrecciando il racconto del passato al resoconto delle avventure di oggi per ricostruirlo, diventa un omaggio appassionato e appassionante alla Spagna, ai suoi uomini, alla sua storia, al suo presente. Alla possibilità che le voci dell’arte e dell’umanità risanino finalmente le ferite della guerra civile, riconoscendo ragioni e torti dell’una e dell’altra parte. Una lezione che l’intelligencija nostrana dovrebbe meditare.

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