Vanilla sky

Di Simone Fortunato
07 Febbraio 2002
di C. Crowe con T. Cruise, P. Cruz

di C. Crowe con T. Cruise, P. Cruz

In un ospedale psichiatrico un giovane uomo di successo cerca di ricordare, con l’aiuto di un medico, il proprio efferato delitto.

Cosa si può dire di Tom Cruise, senza incorrere nelle querele dei potenti? Poco. Certo, Cruise non è mai stato un buon attore. Lo sanno anche i muri. La sua carriera, al contrario della ex moglie, che da anni gli bagna il naso, degrada malinconicamente verso le stupidaggini, a parte Kubrick. Come sex symbol, sembrano finiti i bei tempi, e il pubblico femminile pare preferirgli gente di maggior “statura”. Ma lui non molla, improvvisandosi anche produttore. Del resto, il naso non gli manca. Produce The Others, e gli va bene. Produce e interpreta Vanilla Sky, ed è uno schifo. Cerebrale, volitivo, insulso, volgare, presuntuoso, illogico, noioso, inutile, sono solo alcuni aggettivi che vanno bene ad entrambi, produttore e prodotto. In più, una coppia di attrici (la bionda e la bruna, delle quali una infinitamente più incapace dell’altra: indovinate pure chi) che non sfigurerebbe solo a Sanremo. E, come valore aggiunto, un regista mediocre che, per aver azzeccato due mezzi film, pensa di fare il bello e il brutto tempo citando mostri sacri del cinema (Truffaut) e della musica (Dylan e, Dio lo perdoni, Springsteen).

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