Berlusconi non è il Caudillo. Cofferati non è il Carrillo (e, P.s., Biagi non è il maestro Manzi)
Ho vissuto gli ultimi anni del regime franchista a Madrid a stretto contatto con l’opposizione di ogni segno (clandestina ma non troppo); i comunisti erano certo i più forti ed attivi, i democratici ne subivano volenti o nolenti l’iniziativa ma solo perché avevano l’organizzazione più efficiente: in quanto a forza reale si è visto alla scomparsa di Franco quanto fosse effimera l’influenza del Pce e non a caso il suo segretario Santiago Carrillo scelse una linea moderata. Ma per quasi 40 anni molti spagnoli hanno vissuto nell’attesa dello “sciopero generale” per dare la spallata definitiva al sistema nato dalla Guerra civile, si trattò di una minaccia brandita ma mai effettuata: Carrillo sapeva bene come stavano effettivamente le cose nella società spagnola. Si trattò di una minaccia brandita ma mai attuata.
Lo stesso si sta ripetendo in questi giorni in Italia con il piccolo particolare che la Cdl non è arrivata al potere con una guerra civile e la cosiddetta prima repubblica non è stata messa a riposo da una sollevazione armata. E, aggiungiamo, Berlusconi non è Franco, tantomeno Hitler o Stalin o… Mussolini. Scioperi generali in Italia ce ne sono stati tanti nel nostro Paese e non è che abbiano cambiato di tanto il corso delle cose. Sergio Cofferati, nel vuoto politico-ideologico della sinistra, vuole lo sciopero generale quale strumento per abbattere la “dittatura” di una maggioranza frutto della somma dei voti espressi dagli italiani il 13 maggio di quasi un anno fa. Se vuole lo faccia, in fondo costerà solo qualche ulteriore disagio al Paese, non molto di più delle agitazioni (inflazionate) dei ferrovieri, degli assistenti di volo o dei netturbini. Il Paese certo ne soffrirà le conseguenze, ma è vaccinato contro questo tipo di epidemie. Solo che Cofferati, come gli ha suggerito dalla tribuna del congresso della Cgil il leader cislino Pezzotta, farebbe bene a pensare “al giorno dopo” piuttosto che entusiarmarsi per la “bellezza della lotta” che per l’Einaudi ante-marcia era tutta un’altra cosa.
P.s.: L’ex presidente Ronald Reagan quando seppe del suo imminente declino mentale si presentò al pubblico americano per congedarsi decorosamente. Io non so se il maestro Enzo Biagi abbia qualche problema (non glielo auguro proprio) ma certo nella sua mente prevale quantomeno l’ossessione di un presenzialismo dall’argomentare un po’ fissato. Inonda teleschermi e carta stampata dei suoi rancori, ma anche di un concetto di servizio che credo nessuno gli abbia richiesto. Ci sarà un suo amico fidato che sia in grado di consigliargli di trovare un fiume in secca e recarvisi con una canna finta, un amo innocente, un’esca di plastica. Pasqualino Spadafora
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