Ma come l’han fatta ‘sta Italia?
«Così nacque l’Italia: dalla pessima idea del Congresso di Vienna di cambiare il regno di Napoli in regno delle Due Sicilie. Dall’idea dei Savoia di riallearsi con quei francesi, da cui Vittorio Amedeo II si era staccato in corso d’opera, aiutato a batterli da un lontano cugino, Eugenio di Carignano, divenuto comandante dell’esercito imperiale perché in Francia, dov’era nato, era stato giudicato inidoneo al servizio militare. Nata dall’idea di assegnare al duca di Savoia un’isola che aveva deciso più volte il corso della storia: votando allo sterminio i deficienti compagni di Ulisse, sviati dalla tentazione della carne (commestibile), che avevano abbattuto le vacche sacre al Sole. Punendo gli ateniesi della loro superbia, e i punici della loro crudeltà. Insegnando a Platone che i filosofi è meglio che non si occupino di politica, e a Empedocle che è meglio che non si occupino di religione. Rovesciando in non-essere, con Gorgia di Lentini, l’essere di Parmenide e di Emanuele Severino. Mettendo in ridicolo con la mafia le associazioni segrete dei pitagorici, e con Pirandello il “Così è, se vi pare”, di Protagora di Abdera. Importando da Alessandria la scienza moderna in embrione, sviluppata da Archimede.
Decidendo sulle sue coste le fortune di Roma, in bilico tra Antonio e Cesare Augusto. E insegnando a tutti i proconsoli della politica il modo per ereditare le fortune di Verre, che Cicerone credette a torto di aver demolito per sempre. Tutto questo fece la Sicilia, e fece anche l’Italia». Spumeggiante, Vittorio Mathieu racconta La strana storia dell’unità d’Italia sul fascicolo di gennaio-febbraio di Nuova Storia Contemporanea, edito — per i tipi editoriali della fiorentina Le Lettere — da Francesco Perfetti. L’unità politico-istituzionale della nostra Penisola — afferma lo storico italiano della filosofia — è oggi possibile non grazie al modo in cui si è storicamente formata nel corso dell’Ottocento, bensì nonostante esso. Senza escludere uno sviluppo (con)federale.
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