Vino, come nasce una passione
La passione per il vino nacque molto presto e si scontrò subito con un problema: i costi. Un Grignolino (era il “Vigna della Leona”) lo ordinai con Silvana, oggi mia moglie, al ristorante Tre Re di Moncalvo per il giorno di San Valentino. Aveva una tannicità spiccata ed ogni sorso lo provammo con l’attenzione di chi non vuole consumare nulla in modo distratto. Poi fu la volta del Barolo chinato, che insieme col Ruché, col Grignolino e con un Gavi di Gavi offrii una sera in una cena a casa mia a don Giussani ed altri dieci amici.
Come dimenticare quella cena e lo stupore davanti a un vino, che irruppe durante una discussione appassionante. «Ma questo non è un vermouth qualsiasi…» – s’alzò la voce roca e incuriosita. Era un Barolo chinato, già. Al fondo della mia passione per il vino e per il gusto ci sono istanti come questi; particolari colti con coda dell’occhio, delizie di una vita che si consuma in quantità e fin troppo in fretta. Lo stesso medesimo stupore per un vino glielo sentii ripetere per un Patriglione di Cosimo Taurino del 1990, assaggiato a La Thuile una sera di luglio di sei anni fa. Caspita, non gli sfugge nulla! – pensai – mentre Doninelli mi scriveva uno dei racconti più belli – Accadde a Cana – per sostenere che il gusto non è una magia: è una cosa riconoscibile e che conduce a riconoscere prima una bellezza, poi un bene fatto apposta per te e quindi un dato. Allora oggi che si festeggia San Valentino, auguro assaggi meditati, magari con un vino passito che ricorda il sole del Sud e le albicocche appassite che trattengono il cuore di un gusto e il senso di un sapore. Segnatevi il Ben Ryé di Donnafugata oppure il Moscato passito di Pantelleria di Salvatore Murana.
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