Nascondino italiano. La toppa falsa dei manettari dell’Onu

Di Anderson Mary Jo
21 Febbraio 2002
Lo speciale rapporteur dell’Onu designato a sorvegliare l’indipendenza dei giudici, Param Cumaraswamy, ha avvertito gli italiani che il governo Berlusconi

Lo speciale rapporteur dell’Onu designato a sorvegliare l’indipendenza dei giudici, Param Cumaraswamy, ha avvertito gli italiani che il governo Berlusconi infamerebbe il “primato del diritto” se bloccasse il procedimento giudiziario a carico del primo ministro. Cumaraswamy ha dichiarato di essersi recato in Italia per indagare i fatti. Il rapporteur spera così di risolvere la “crisi”. Ma quale crisi? In un mondo che si trova alle prese con il terrorismo, l’esportazione delle armi, l’Aids, il bioterrorismo, dove si collocherebbero le lotte interne alla politica italiana in un’ipotetica gerarchia dei problemi? La risposta è: prossime al vertice, almeno secondo i mondialisti – questi campioni del governo unico mondiale. Per l’Onu la riottosità interna italiana è una grande opportunità per affermare un nuovo principio di governo mondiale: l’Onu diventa l’ultima corte di appello, l’arbitro finale autorizzato a giudicare chi rispetta il “primato del diritto” e chi no.

Gerardo D’Ambrosio ha detto «sono felice che l’Onu si sia interessata del caso». Non dovrebbe esserlo. Se appellarsi all’Onu può venire in soccorso agli obiettivi politici di alcuni magistrati frustrati, si tratta di una tattica che potrebbe rivelarsi un boomerang. Nessun Paese desidera (né ha bisogno) dell’intervento Onu nei propri affari interni. Ma la cosa peggiore è che la decisione dei magistrati italiani di appellarsi all’intervento dell’Onu è una minaccia per tutte le democrazie. Solleva la reale possibilità che ogni qualvolta un partito all’opposizione venga sconfitto dalla forza politica al potere, sia autorizzato a minacciare di valicare i confini nazionali per imporre una questione di diritto.

Ma c’è anche un altro aspetto che merita un esame più attento. Forse che qualche funzionario Onu ha suggerito ai leader della sinistra italiana che le Nazioni Unite potrebbero essere utili per entrambi? Ricordiamoci che Berlusconi non si è sufficientemente inchinato alle richieste Onu durante la scorsa estate. La Fao ha il suo quartier generale a Roma. E a Roma aveva programmato la conferenza del World Food Summit, per il novembre 2001. Dopo le devastazioni compiute dai contestatori durante il G8 di Genova, Berlusconi suggerì che la capitale non era preparata ad affrontare un simile assalto. E riferì al direttore generale della Fao, Jacques Diouf, la sua intenzione di spostare la conferenza di novembre in un’altra località, meno accessibile e meno vulnerabile. I funzionari Fao si sono battuti il petto e hanno detto che Berlusconi non poteva permettersi di bloccare il World Food Summit. Forse è una lettura un po’ forzata, ma è probabile che all’Onu non dispiacerebbe restituire il favore a un primo ministro parvenu che ha avuto l’ardire di difendere la capitale italiana nel modo che ha ritenuto più opportuno. Berlusconi potrebbe essere un avveduto uomo d’affari oppure un furfante in doppiopetto. Non è questo il punto. Gli italiani possono decidere da soli alle prossime elezioni se si tratta del genere di politico che fa per loro. Il punto è che qualcuno sta facendo ricorso alla minaccia di un intervento Onu per nulla di più che motivi politici. Gli italiani non vogliono (né hanno bisogno) dell’intervento Onu nei propri affari interni. E come loro gli altri paesi. Si tratta di un precedente pericoloso.

Mary Jo Anderson

apparso il 12 febbraio su World Net Daily, quotidiano telematico assai diffuso in Usa

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