A nome del popolo delle galere
Caro Direttore,
per noi che viviamo «nella città dolente, tra la perduta gente…», questo è un tempo d’attesa e di speranza. La diatriba istituzionale sulla giustizia esplosa in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, di cui siamo stati tutti testimoni e che ancor oggi non si è risolta, è significativa di un ritorno, finalmente, alla supremazia della politica. Quest’evento lascia ben sperare che ci sia una forza politica decisa a mettere mano a questo “carrozzone infernale” cui è stato ridotto il sistema giustizia, che tanto mi ricorda i temi e l’ironia geniale dipinta dall’estro artistico di Bosch, nel suo trittico “Il Giardino delle Delizie”. Di quella vergognosa esibizione ci hanno colpito: la sfacciataggine e l’arroganza con cui “hanno” inteso gestire la politica della giustizia, come se fosse “cosa loro”, i toni e il mendacio abusati per coprire l’indecenza delle loro barricate. Noi carcerati, perennemente colpevoli e passati sotto le forche caudine di quest’ultimo decennio di giustizialismo rampante, siamo divenuti, nostro malgrado, lo strumento con cui i “molti” hanno costruito le proprie fortune nei vari talk show televisivi, con le loro impressionanti giaculatorie contro un “nemico”, francamente, infinitamente piccolo e mutuato, molto subdolamente, come il più terribile dei mali. Chi ha buona memoria ricorderà come si preparavano alla chiamata istituzionale… certamente la Repubblica ha visto tempi migliori.
Sinistra, la nostra rovina
Abbiamo scoperto quali vergognosi privilegi sono stati garantiti a certe caste “d’intoccabili”, li abbiamo visti leggere in televisione, con la bava alla bocca, un simulacro di pamphlet che ricordava le vecchie lettres du caché (roba da Ancien Regime). Ebbene la loro sorpresa peggiore è stata che quell’ultimo proclama talebano, “l’invito alla resistenza”, non ha convinto proprio nessuno, il “consenso” partigiano non l’hanno più, dopo dieci anni di Balle colossali la gente si è stancata… forse quel giudice a Berlino c’è anche per noi. Infatti, sono stati talmente “bestie” nel perseguitare Berlusconi che, infine, sono addirittura riusciti a fargli vincere le elezioni politiche per ben due volte in otto anni. Forse è proprio per questo che non li hanno ancora cacciati… Proprio perché hanno usurato anche la via giudiziaria per eliminare gli avversari politici, mandandoli in galera, la gente non abbocca più! Basta con i metodi stalinisti, basta con i Vishinskjy! Questo andazzo ha impedito fino ad oggi di operare una riforma seria e moderna della giustizia. Oggi c’è l’opportunità di fermare la folle corsa della dittatura giudiziaria verso il baratro e riformare finalmente la giustizia. Si dovrebbe uniformare il nostro Codice penale e i vari Ordinamenti, in sintonia con le democrazie europee più affermate, prendendo ad esempio paesi come la Francia, la Spagna, la Germania, paesi la cui classe politica e la cui magistratura non sono mai stati correi nel conquistare il potere e che non sono preda di quella schizofrenia altalenante di garantismo e giustizialismo che tanto ha nuociuto al nostro Paese, rovinando generazioni d’imputati. Credo che non si possa più derogare ad un intervento che ponga rimedio alla vergogna di un Ordinamento giudiziario e un Codice penale d’epoca fascista, il nostro Codice ha ancora l’impianto degli anni Trenta.
Carceri, contenitori di merce indifferenziata
Nelle prigioni italiane ci sono molti carcerati che si trovano detenuti ininterrottamente da circa trent’anni. Molti addirittura senza aver mai ucciso nessuno, come accade al sottoscritto; tuttavia anche per chi ha ucciso qualcuno, continuare a essere mantenuto in prigione dopo così tanti anni è veramente una barbarie, retaggio del dominio austro-ungarico. Ti posso assicurare che dopo aver scontato 10-15 anni di galera una persona ha pagato per qualsiasi reato abbia commesso, anche il più abietto. Naturalmente è comprensibile che ci sia chi la pensa diversamente, vuoi per questioni ideologiche, vuoi per ignoranza, nel senso, cioè, che non conosce il carcere e pertanto non si rende conto di che cosa significhi trascorrere anni e anni rinchiusi in galera a misurarsi con la “non vita”. La prigione è negazione della vita, un “tempo non tempo” che non lascia spazio ai ricordi, dove tutto si appiattisce al trascorrere inesorabile dei secondi, dei minuti, delle ore, dei giorni… degli anni che passano e non tornano più. Esiste una legge nel nostro codice che regola l’applicazione del cumulo delle pene, secondo cui non si possono scontare condanne superiori ai trent’anni di carcere (il principio moderatore dell’articolo 78), ma se in questi trent’anni un detenuto commette un altro reato e se per questo viene condannato, questa condanna sarà, poi, sommata in aggiunta al segmento di pena residua precedente che questi deve scontare… ora ragioniamo un momento: chi è quel Santo uomo che, vivendo per anni in galera, non si trova, prima o poi, in qualche situazione difficile che lo porta a derogare a dei regolamenti assurdi, che gli comportino quindi delle denunce o dei rapporti disciplinari con conseguenti condanne ecc. ecc. In galera questa è una costante. In questi posti, oggi è ancor più difficile vivere senza incorrere in situazioni a rischio. Allora diventa di fondamentale importanza chiarire questo equivoco, ponendo rimedio ad una legislazione iniqua e inequivocabilmente afflittiva. Le prigioni, in questi tempi di globalizzazione, ospitano detenuti d’ogni razza e religione, le situazioni di disagio sono all’ordine del giorno e sono davvero inimmaginabili per chi non ne abbia conoscenza diretta.
Il carcere non svolge più la funzione di prevenzione-repressione allo scopo di difendere la società da coloro i quali non riescono ad integrarvisi per poi eventualmente recuperarli, ormai il carcere è stato trasformato in un contenitore di merce indifferenziata. Credimi, sono veramente pochi gli uomini detenuti capaci di utilizzare in maniera efficace quegli strumenti mentali di cui tutti noi siamo dotati per natura. Il carcere, in questa società globale, è diventato una pattumiera dentro la quale viene cacciato tutto ciò che non ci piace.
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