Amici russi. In difesa dell’Europa

Di Vento Andrea
28 Febbraio 2002
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi riceve a Roma il ministro degli Esteri russo Igor Ivanov

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi riceve a Roma il ministro degli Esteri russo Igor Ivanov. Il capo della diplomazia di Mosca è nella nostra capitale innanzitutto per preparare la visita che Berlusconi compirà all’amico Vladimir Putin il 2 e 3 aprile, accompagnato dal gotha della finanza e dell’economia italiana. In diverse occasioni gli inquilini di Cremlino e Palazzo Chigi hanno sottolineato l’eccellente tenore raggiunto in questi mesi nei rapporti fra Russia ed Italia. Con una certa soddisfazione, Palazzo Chigi osserva inoltre che la stampa russa non solo è l’unica a non partecipare alla campagna di denigrazione contro il nostro governo, ma che anzi si rivela, nei propri commenti sull’Italia, spesso entusiastica. Scorrendo i curriculum ed osservando i due leader si potrebbe trarre la conclusione che Berlusconi e Putin siano uomini assai diversi in quanto a storia personale e carattere, eppure in questi mesi, incontrandosi più volte a Genova, Mosca e Berlino, hanno potuto fare amicizia, convenendo su numerosi dossier. La diplomazia russa sa di poter contare, peraltro da qualche anno vista una certa russofilia dell’allora ministro degli Esteri Lamberto Dini, su alcuni amici in Italia.

Questo spiegherebbe anche perché il presidente russo, appena eletto nel giugno del 2000, avesse scelto Roma e Milano quali prime tappe all’estero. La conoscenza del nostro Paese risalirebbe ai tempi in cui era vicesindaco della sua città, San Pietroburgo, nei primi anni Novanta. Anche Berlusconi conosce bene la Russia e già in occasione della sua prima permanenza a Palazzo Chigi nel 1994 aveva stabilito ottimi rapporti: in pochi mesi ricevette a Roma il primo ministro Viktor Chernomyrdin (giugno) e andò a trovare Boris Eltsin al Cremlino (ottobre). La simpatia fra Italia e Russia riguarda ora numerosi campi, non solo della

politica, ma anche dell’economia. Su temi come l’apertura dell’Alleanza Atlantica nei confronti di Mosca, l’Italia non ha mancato di far sentire la propria solidarietà, schierandosi in tal senso assieme ai partner anglosassoni della Nato e contrapponendosi agli altri europei. Dopo i recenti sconvolgimenti, seguiti agli attentati dell’11 settembre, Mosca può con soddisfazione dire ai membri della Nato di aver visto giusto negli ultimi dieci anni su una serie di pericoli incombenti. Innanzitutto la destabilizzazione portata avanti in Asia Centrale, Caucaso e Balcani dagli ambienti radicali islamici. E qui viene riconosciuto all’Italia il fatto di non aver condotto negli stessi anni una politica esasperatamente antijugoslava. Se il problema “politico” del radicalismo islamico sembra, dopo la campagna “Enduring Freedom”, essere parzialmente ridimensionato, l’attenzione di numerosi intelligence, in prima linea quello russo, ed agenzie internazionali è ora concentrato sulla “decapitazione” delle varie teste della pericolosa idra a capo del traffico di droga, che proprio dall’Asia Centrale investe la Russia e l’Europa Occidentale.

Il Programma per il Controllo delle Droghe delle Nazioni Unite (Undcp) di Vienna, e gli intelligence tedeschi, italiani, russi ed inglesi, hanno messo in evidenza quali siano i terminali della criminalità organizzata (per lo più caucasica, ucraina, turca ed albanese) incaricati di distribuire l’eroina prodotta in questi anni prevalentemente dal governo talibano dell’Afghanistan.

L’attenzione è ora concentrata sulle organizzazioni più estremiste dell’irredentismo albanese di Kosovo e Macedonia, spesso finanziate o armate anche con tali proventi. L’economia italiana ha confermato la propria presenza in Russia anche dopo il crollo dell’Unione Sovietica. A Fiat ed Eni si era nel frattempo aggiunta anche la Pirelli.

Il Governo italiano quindi oggi punta ancora una volta sulla carta dell’interscambio e delle collaborazioni industriali poiché, a quanto pare, saranno numerosi al seguito di Berlusconi i capitani d’industria e i rappresentanti dell’associazionismo produttivo. Tema di grande interesse per Putin che, nel corso del suo primo viaggio in Italia da presidente, nel giugno 2000, volle incontrare i grandi dell’economia e della finanza italiana alla presenza del Sindaco di Milano Gabriele Albertini e del presidente di Confindustria Antonio D’Amato. Il tema dell’incentivo alla presenza della piccola e media impresa italiana in Russia và di pari passo con quello del sostegno finanziario e delle riforme giuridiche in loco, che comunque negli ultimi anni hanno fatto passi da gigante, al punto che ora, anche le grandi banche italiane valutano con interesse l’ingresso su questo mercato.

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