Uniti, fino al martirio

Di Persico Roberto
28 Febbraio 2002
Giovanna Parravicini – Ol’ga Vasil’eva, Tre vie, 145 pp. La casa di Matriona, Euro 8,26

La preghiera suprema che Gesù ha rivolto al Padre per i suoi prima di andarsene è stata semplicissima: «Che siano una cosa sola». La via della Chiesa è l’unità. Il potere di questo mondo lo sa bene, e ogni volta che vuole mettere le mani sulle anime degli uomini per prima cosa cerca di dividere i cristiani. Come tutti i tiranni, ci provò nel 1927 anche Stalin. Nel luglio di quell’anno il metropolita Sergij, dopo mesi di detenzione e pesanti pressioni, fu convinto a firmare una Dichiarazione di lealtà al potere sovietico, in cambio del riconoscimento del diritto della Chiesa russa a esistere. Molti sacerdoti, monaci e vescovi reagirono rifiutando di riconoscere l’autorità del metropolita. Altri invece, pur dissentendo dalla Dichiarazione, scelsero di rimanere fedeli all’autorità gerarchica. Alcuni infine suggerirono che il superamento della divisione all’interno dell’ortodossia potesse venire da una comune riconciliazione con la Chiesa di Roma. Di qui le “tre vie” del titolo. I tre uomini di cui il libro racconta la vita scelsero ciascuno una via diversa: il vescovo Arsenij fu un “non commemorante”; l’arcivescovo Ilarion decise per una sofferta obbedienza al metropolita; e l’arcivescovo Varfolomej approdò, fra mille difficoltà, al cattolicesimo. Ma il potere non ebbe partita vinta. L’appartenenza all’unica Chiesa fu più forte delle scelte contingenti. Tutti e tre allievi o professori dell’Accademia teologica di Mosca, conservarono l’attaccamento all’amicizia originaria che li legava, e furono tutti e tre segno di speranza nelle circostanze drammatiche che la Russia dovette attraversare. Il vescovo Arsenij, dopo anni di esilio, venne fucilato il 27 settembre del 1937 nei dintorni di Mosca. L’arcivescovo Ilarion si fece cinque anni di GULag alle isole Solovki, e morì di tifo il 29 dicembre del 1929, durante il trasferimento al confino in Kazachstan. L’arcivescovo Varfolomej, accusato di spionaggio per i suoi rapporti con personalità del Vaticano, venne fucilato in prigione il 10 luglio 1935. Tre vie dell’unica fedeltà a Cristo, fino al martirio.

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