Ciao Turin
Il Salone dell’Auto di Torino chiude i battenti. Con le immatricolazioni di gennaio in calo di circa l’8 per cento rispetto al 2001, si è gridato alla crisi del mercato, ma si sono voluti forzare i concetti. La capacità di assorbimento del mercato “reale”, in Italia, aveva raggiunto già da tempo il suo limite fisiologico, valutabile in 1.800.000 unità annue, per cui le oltre 2.200.000 vendute ancora nel 2001 sono, frutto di immatricolazioni “forzate”, quelle che poi creano le promozioni a “kilometri zero”. Parlare di crisi oggi è strumentale allo scopo di forzare la mano al governo e ottenerne iniziative, tipo incentivi alla rottamazione, a supporto del settore. Il Salone dell’Auto di Torino, affidato alla gestione degli uomini Pro Motor, aveva conosciuto un buon rilancio e per quest’anno gli era stata inventata una innovativa connotazione in chiave futuribile: AutoNext. Ma l’invenzione non è bastata. A tirare i sassi nei vetri di Lingotto Fiere è stata Opel Italia, che non aveva confermato la propria partecipazione alla rassegna torinese.
«In tempi di vacche grasse si è sempre aderito per rispetto della tradizione. – ci ha detto il Dr. Luca Apollonj Ghetti, direttore delle relazioni esterne di Opel Italia. Ma quest’anno i budget sono stati tagliati e la copertura per Torino è stata una delle prime a saltare. D’altronde, sovrastato da Detroit, a gennaio, che è diventato sempre più internazionale, e quindi più incisivo per un Gruppo Usa come il nostro, e da Ginevra, a marzo, Torino, neppure in formula AutoNext, giustificava la spesa». La decisione di Opel ha indotto un effetto slavina in tutto lo schieramento delle case estere, con alla testa i germanici, insofferenti di quello che ritenevano una sorta di patronato Fiat che, a loro dire, avrebbe condizionato il clima della manifestazione (e che dire del loro condizionamento sul Salone di Francoforte?).
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