Le radici dell’ccidente
Non esiste alcuna ragione concettuale obiettiva per ritenere che Platone sia migliore di Confucio, il Vangelo migliore del cànone buddhista, la nostra cultura enciclopedica illuministica migliore e più alta di quella dell’India moghul, il metodo cartesiano e lo sperimentalismo baconiano migliori di al-Ghazali o di Avicenna, la democrazia rappresentativa liberale migliore dei sistemi monarchici tradizionali asiatici o indoamericani.
Franco Cardini, “La globalizzazione. Fondamenti storico-antropologici, Lo sguardo dell’altro”, il Mulino
Domanda: che cosa pensi della cultura occidentale? […]
Don Giussani: Mi pare che sia una domanda onnicomprensiva. Credo che, innanzitutto, la cultura occidentale possiede dei valori tali per cui si è imposta come cultura e operativamente, socialmente, a tutto il mondo. C’è una piccola osservazione da aggiungere: che tutti questi valori la civiltà occidentale li ha ereditati dal cristianesimo: il valore della persona, assolutamente inconcepibile in tutta la letteratura del mondo, perché la persona è concepibile come dignità esclusivamente se è riconosciuta non derivare integralmente dalla biologia del padre e della madre, altrimenti è come un sasso dentro il torrente della realtà, una goccia di un’ondata che si infrange contro la roccia; il valore del lavoro, che in tutta la cultura mondiale, in quella antica ma anche per Engels e Marx, è concepito come una schiavitù, è assimilato a una schiavitù, mentre Cristo definisce il lavoro come attività del Padre, di Dio; il valore della materia, vale a dire l’abolizione del dualismo fra un aspetto nobile e un aspetto ignobile della vita della natura, che non esiste per il cristianesimo; la frase più rivoluzionaria della storia della cultura è quella di San Paolo: «Ogni creatura è bene», per cui Romano Guardini può dire che il cristianesimo è la religione più “materialista” della storia; il valore del progresso, del tempo come carico di significato, perché il concetto di storia esige l’idea d’un disegno intelligente.
Questi sono i valori fondamentali della civiltà occidentale, a mio avviso. Non ne ho citato un altro, perché è implicito nel concetto di persona: la libertà. Se l’uomo deriva tutto dai suoi antecedenti biologici, come la cultura imperante pretende, allora l’uomo è schiavo della casualità degli scontri e quindi è schiavo del potere, perché il potere rappresenta l’emergenza provvisoria della fortuna nella storia. Ma se nell’uomo c’è qualche cosa che deriva direttamente dall’origine delle cose, del mondo, l’anima, allora l’uomo è realmente libero. L’uomo non può concepirsi libero in senso assoluto: siccome prima non c’era e adesso c’è, dipende.
Appunti da una conversazione di Luigi Giussani con un gruppo di Cl. New York, 8 marzo 1986. Pubblicati sul numero di febbraio 2002 dalla rivista “Tracce – Litterae Communionis”.
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