Il mucchio selvaggio
Nel 1914, un gruppo di banditi imprendibili, dopo una rapina sanguinosa, decidono di depredare un carico d’armi in accordo con un sedicente generale messicano.
Il canto del cigno del cinema western prima dei tempi bui degli anni ’70 e ’80. Un gruppo di figli di buona donna, sanguinari e violenti, capeggiati dal carisma burbero di un uomo di nome Pike, si impegna nella più folle delle imprese. Bestiali, rozzi e ignoranti compiono scorribande per denaro, ma darebbero la propria vita per il compagno. Condividono tutto e vivono insieme, nel nome di un ideale sconosciuto che potrebbe riscattare una vita fatta di sofferenza e di ingiustizia. Sopportano insieme un male che ha il potere di soggiogarli e di definirli. Si chiama Peccato e non sembra esistere qualcuno che possa salvarlo. E così, non rimane che andare incontro alla fredda morte, ma in compagnia, come in mucchio selvaggio. Uno dei più grandi western dopo il ’68, che mette in crisi il topos dell’amicizia virile, qui ancor presente, ma senza più una meta di compimento da raggiungere. Una compagnia grande e dignitosa, ma che non riesce a portare l’anello.
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