Il garantismo è donna

Di Mamma Oca
07 Marzo 2002
8 Marzo: meno girotondi rosa, più potere grazioso. Profilo della tardomedievale pulzella Eleonora d’Arborea di Sardegna, che mosse guerra agli Aragonesi e redasse un’originale riforma del Codice civile, penale e rurale. Una donna che avrebbe qualcosa da insegnare perfino all’Associazione Nazionale dei Magistrati italiani di Mamma Oca

Ho incontrato una persona e la voglio far conoscere anche a voi. È donna, è giudice, è medievale: ne potrà venire qualcosa di buono? Di nome fa Eleonora d’Arborea, vive a cavallo del 1400, ed è il personaggio sardo storicamente più famoso. È giudice ed è per questo che viene ricordata, ma non indietreggia dal muovere guerra agli Aragonesi e dal scendere in campo personalmente, tanto che solo la sua morte nel 1403, per peste, consegnerà la Sardegna definitivamente nelle mani degli spagnoli. Governa il giudicato d’Arborea dal 1383 al 1403 e nel 1395, dopo anni di lavoro, promulga, nella Cattedrale di S. Maria in Oristano la Carta de Logu, nella quale riforma il codice civile, penale e rurale. 198 Leggi che nel 1421 vengono estese da re Alfonso a tutto il Regno e sopravvivono fino al Codice di Carlo Felice nel 1827. Usando le ottocentesche parole di Giuseppe Manno in “Storia di Sardegna”, «intraprendo la disamina della carta di Eleonora coll’intento di scoprirvi qualcuna di quelle verità consolanti che trapassano incontaminate da una in altra età». E per lei possiamo certo estendere quell’espressione usata a proposito delle regine medievali che, a sentenza pronunciata, potevano far cancellare la condanna, quel “potere grazioso”, di cui parla Regine Pernoud. Infatti, prosegue Manno, «il maggior rispetto all’umanità meglio che nei codici di altre nazioni si trovasse nella giurisprudenza di Eleonora, né solamente una maggiore umanità, ma un grado non ordinario di perspicacia, si scorgerà nelle leggi penali di Eleonora», per esempio nella legge sulle ingiurie in cui l’ingiuriante doveva comprovare questa imputazione oppure soggiacere ad una multa proporzionata alla gravità dell’oltraggio, «l’obbligo della prova era allo stesso tempo ed un freno ai mordaci ed un mezzo per chiarire molti misfatti occulti».

Nel codice civile provvedimenti riguardanti la comunione dei beni fra i coniugi «per cui la moglie è la socia delle cure e delle fortune domestiche», quelli che stabiliscono la perfetta uguaglianza nelle successioni tra fratelli e sorelle, quelli che salvano dalla confisca i beni della moglie e dei figli, incolpevoli, del traditore; severe pene contro «gli insidiatori dei talami maritali e del pudore delle vergini». E poi norme che regolavano il servizio delle milizie: non mercenari o avventurieri senza disciplina, ma cavalieri addestrati con le periodiche rassegne.

Nel codice rurale ordinazioni minute per la caccia, conservazione delle razze dei cavalli, estensione della coltivazione della vite, dai romani vietata, dai barbari trascurata o impedita, obbligo di marchiare il bestiame, conoscenza della prima vendita affinché «fosse renduta malagevole la contrattazione delle cose furtive». Oggi che il potere delle donne sembra tutt’al più ambire ad un calendario o ad un girotondo, scopriamo, riscopriamo, con questo giudice, ciò che in noi è peculiare, che ci differenzia, quel “potere grazioso” che salva l’umano.

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