Hanno detto dell’Europa
Su un certo modo d’intendere il processo d’unificazione europea sono intervenuti personaggi del calibro di Margareth Thatcher («non c’è nulla di democratico in un manipolo di funzionari che non devono rispondere a chicchessia. In Urss si sono sbarazzati dei commissari. Noi dell’Europa Occidentale abbiamo ancora dei commissari che non devono rispondere a nessuno»), Robert Conquest, il dissidente sovietico Vladimir Bukovskij («Che cos’era l’Urss? Un’unione di repubbliche socialiste. Che cos’è l’Ue? Un’unione di repubbliche socialiste»), Edward Luttwak («Se l’economia degli Stati Uniti andasse picco, il Congresso chiuderebbe la Federal Reserve e manderebbe Greenspan nelle miniere di sale. La Federal Reserve americana risponde al Congresso, la Banca Centrale Europea risponde… solo a Dio»), fino al lib-lab Ralf Dahrendorf («Di fatto, più si guarda all’Unione europea e più si rimane colpiti dalla natura tecnica della sua costruzione, che per vari importanti aspetti assomiglia più all’Unione postale internazionale che agli Stati Uniti d’America»). Ma posizioni critiche verso Eurolandia hanno espresso anche molti altri uomini politici del Continente. Da certa sinistra francese (il sostenitore delle sovranità nazionali Chevènement e il comunista Robert Hue che, su l’Humanité, ha dichiarato «Non c’è altra soluzione se non la democratizzazione di un’Europa resa ai cittadini»), ai Verdi tedeschi, ai conservatori inglesi, ai gruppi di destra e di sinistra in Danimarca.
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