Nella terra di Abramo, senza pace
Benjamin Tammuz, Il frutteto, 115 pp. e/o edizioni, Euro 7.23
Ci sono molti modi per cercare di capire cosa accade sulle eternamente inquiete rive del Giordano. Uno è Benjamin Tammuz. Nato in Russia nel 1919, a sei anni sbarcò con la famiglia in Palestina. Ha così attraversato da osservatore attento e appassionato tutte le vicende del ritorno degli ebrei nella terra dei padri: i primi insediamenti, la ribellione degli arabi, il rifiuto degli inglesi a lasciar sbarcare i superstiti dell’Olocausto, la nascita dello Stato d’Israele, le guerre. Per anni è stato direttore della pagina culturale di Haaretz, uno dei maggiori quotidiani del Paese. Nei suoi romanzi ha raccontato, con affetto e semplicità, storie di uomini e donne di quel fazzoletto di terra senza pace. Il frutteto è una lieve e amara parabola. Racconta di due uomini, Daniel e Ovadia, che un ebreo russo ha avuto da due donne, una ebrea, l’altra musulmana. Per un capriccioso gioco del destino i fratellastri si trovano a vivere dei prodotti della medesima terra (il frutteto del titolo), a dividere le grazie della stessa donna (ebrea, ma forse no), a crescere un figlio che ufficialmente è dell’uno e probabilmente dell’altro. È sempre più difficile distinguere cosa è ebreo, arabo, musulmano…
Postilla. Di Angelica Calo’ Livne’.
È la storia di Abramo e dei suoi due figli: i capostipiti dei due popoli che stanno stracciandosi l’anima e le carni su questa terra d’Israele. Sulla terra Promessa da D-o al patriarca, padre di tutte le religioni che forse sapeva già da allora che i suoi figli si sarebbero contesi il diritto di eredità, la terra, la priorità nell’amore di D-o fino a dilaniarsi come sta succedendo fino ad ora. Da sempre, dal primo momento che il popolo ebraico stanco, sfinito dalle perscuzioni, dai pogrom e dalla violenza ha deciso di ritornare nella sua terra. Il frutteto è un aranceto incolto appartenente a un Effendi che all’inizio del secolo scorso lo affida ad un giovane ebreo arrivato dalla Russia che riesce a trasformarlo in un aranceto modello per tutti gli agricoltori della zona. Aranceto in ebraico si dice PARDES che èla stessa radice etimologica di PARADISO e le cui lettere ebraiche rappresentano lo studio dei segreti della Vita, che forse potremo conoscere solo dopo la moite. I personaggi si muovono tra gli alberi carichi di fiori, di frutti e vivono le tragedie di ogni giorno chiedendosi perché? E c’è una donna bellissima, che sembra essere senza tempo, muta, presente sempre, per cui i due fratelli muoiono di passione, chi nelle carni, chi nello spirito, E sembra che non sia cambiato nulla da 4000 anni…
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