Vacanze da sogno

Di Valenti Duilio
16 Agosto 2001
Me l’aveva detto la mamma: «Dove vai Duilio, l’America è in Italia» e forse, dopo tanti anni

Me l’aveva detto la mamma: «Dove vai Duilio, l’America è in Italia» e forse, dopo tanti anni, devo ammettere che aveva ragione. Quando leggerete quest’articolo probabilmente sarete tutti in vacanza, ed io, anno dopo anno, al lavoro. In teoria le avrei anch’io le ferie, ma per la convenienza del pubblico, che altrimenti s’infastidisce e non torna piu’, siamo aperti 7 giorni a settimana, 12 mesi l’anno. La macchina capitalista deve sempre macinare. Così, le mie vacanze le pennello sui piatti che cucino. Attaccato al pezzo sotto il sole “cuocente” d’agosto, sogno le spiaggiette della Sardegna mentre adagio con delicatezza dei polipetti affogati sui vassoi dell’antipasto. Mi ci sono abituato oramai, e delle volte anche mi piace. M’immedesimo in un branzino del mediterraneo, sguazzo allegramente tra gli scogli macchiati di cozze della Liguria, un filo d’olio, una spruzzata d’erbe fresche e torno alla realtà della mia cucina da 40 gradi. Affettando una bresaola della Valtellina mi domando se quel manzo avrà mangiato negli stessi pascoli dal verde trionfante che visitavo tutte le estati quando ero bambino. L’odore dei pini, delle fragoline, la dolce asprezza dei lamponi. «Excuse me chef, table ten doesn’t like the passion fruit dessert». Ma come fa a non piacergli? Quel profumo tropicale di giungle inverosimili che ti porta nel cuore dell’America. Cullato dalla cima di una mastodontica palma, vedo il golfo del Messico, le sterminate spiagge del Brasile, le coste impossibili del Cile, l’eleganza brutale delle montagne del Perù. Si spacca il ramo, ma con l’aiuto di una liana cado senza un graffio in fronte alla mia stampante. Sta sputando ordini senza pietà: «Fire: five pappardelle with rabbit, four rigatoni with fava beans, three tuna, six legs of lamb, two venison». Mi fermo un’attimo. Quanta strada ha percorso questo capriolo, arriva dalle terre inesplorate dell’Australia. Ha attraversato l’Oceania con i suoi pesci tropicali dai colori assurdi ed i coralli di pazienza secolare. L’Oceano Pacifico facendosi largo tra tonni e pesci spada d’eccellenza per fermarsi a riposare alle isole Hawaii, scambiare quattro chiacchiere con i gamberi baffuti e proseguire sino alla California in groppa a dei delfini mozzafiato. Ed io con lui, arrivo al porto di Los Angeles. L’odore dello smog mi risveglia. «Duilio, sono arrivati i tartufi estivi dalle colline francesi del Périgord». Un assaggio e senti il latrare dei cani in lontananza, l’odore di terra vigorosa, d’erba fresca. Basta sognare, si necessita concentrazione, la gente viene per mangiare non per sentire dei tuoi sogni viaggiatori. Prima di chiudere la serata telefono i miei ordini per il giorno seguente: radicchio di Treviso, indivia belga, prosciutto di Parma, salame genovese, acciughe della Spagna, pesce spada affumicato siciliano, fontina Val d’Aosta, mozzarella di bufala di Mondragone. Domani è meglio che venga a lavorare con la valigia.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.