Pesca (in Rete) quel che vuoi
All’inizio del XIX secolo, la tecnologia era pronta ad offrire “l’invenzione”, niente sarebbe più stato come prima, i concetti fondamentali della geometria euclidea stavano per entrare in crisi, l’incidenza di spazio e tempo dovevano per sempre perdere il loro carattere vincolante. La ferrovia e i suoi cavalli d’acciaio avevano stimolato la fantasia di tutti, facendo pensare ad un nuovo modo di concepirsi, sempre in movimento, senza mai muoversi. La realtà doveva concentrarsi tutta su tanti vagoni che avrebbero reso obsoleto il concetto stesso di casa. Non si erano mai visti tanti capitali e tanta liquidità in tutta la storia. Poi il sogno riapprodò sul pianeta Terra, ridimensionando le aspettative ed i flussi di cassa (ma ciò non toglie la portata rivoluzionaria cha le locomotive hanno avuto nella storia). E si evidenziò la facilità di manipolazione dell’opinione pubblica.
Un principiante in F1
È sempre indispensabile un salasso generale per introdurre una novità? Fino ad un anno fa, grazie alla Rete delle reti, si diceva che neanche una visita medica ci avrebbe più fatti uscire di casa: la storia si è ripetuta, con il gran parlare, le grandi illusioni e grandi soldi, poi la bolla di sapone è scoppiata, o meglio, un mercato anabolizzato (tutti dopati… dev’essere la moda) all’inverosimile ha riacquistato dimensioni ragionevoli, punendo sia chi ha investito, sia chi i capitali li ha letteralmente bruciati. La bagarre è definitivamente terminata e, nonostante il tormentone delle tre w non sia più all’ordine del giorno, le potenzialità di Internet si stanno lentamente manifestando, specialmente grazie a chi, coinvolto e trascinato dall’attualità dell’argomento new economy, vi si è gettato a capofitto, dotandosi di sito, dominio e chioccioline varie, senza però averne la minima cognizione. I vari investimenti fatti sull’onda della Web-moda ora cercano un’applicazione concreta. Milano sarà probabilmente la prima città interamente cablata del mondo, si parla di banda larga, fibra ottica, televisione interattiva per tutti; i cavi sono già nel sottosuolo e l’investimento è fatto, si tratta di vedere come verrà venduto tutto il pacchetto sapendo che siamo i peggiori tra i paesi sviluppati in quanto capacità di navigazione. È come dare ad un diciottenne un’auto di formula uno per imparare a guidare. Un famoso broker mobiliare italiano dice che quando fuori dalle banche si vedono capannelli di gente intente a guardare gli andamenti dei titoli azionari, ebbene, quello è il momento per gli operatori di andare in ferie: quando i profani cominciano a fare i professionisti è l’inizio della fine (per i profani)! D’altra parte quello è anche il momento in cui ci si rimboccano le maniche per costruire. Forse è giunto il tempo che l’espressione new economy acquisti un significato tangibile, ma l’atteggiamento sembra ancora rivolto a capire cosa non ha funzionato. 274 milioni di dollari è il capitale che E-toys, società Web americana per la vendita e distribuzione di giocattoli, è riuscita a dilapidare nei pochi mesi di attività per la mancata risposta del pubblico, ma specialmente perché i gestori, come altri convinti di aver scoperto la pietra filosofale del business, non hanno certo giocato al risparmio. Le elucubrazioni che si rischia di sentire riguardo ad Internet, sono ben peggiori: tra le tante, in un viaggio nella patria del Web, San Francisco, ho visto gente che tenta di far diventare la propria connessione uno stile di vita; una fra tutte, provate a digitare qualsiasi parola con significato anche solo latamente sessuale in qualunque lingua del globo… vedrete che completezza di informazioni, recensioni ed immagini.
Quale futuro per la Rete?
Internet non è un collegamento col tutto, non è la globalizzazione e neanche la soluzione, è uno strumento e come tale va trattato. Se uno è deficiente, userà la Rete da deficiente; sembra di riascoltare i discorsi sulla televisione, tra chi la demonizzava e chi ne faceva un idolo, il nocciolo della questione non cambia: l’uomo e la sua presunzione. La televisione, demonizzata o sottovalutata, è diventata il più grande mezzo di diffusione culturale che sia mai esistito. Arrivare a dire che Internet potrebbe diventare il suo degno e più potente sostituto non è un vaneggiamento. Una ricerca del Cnel e dell’Eurisko ha calcolato che nei paesi in cui Internet è più diffuso, cioè Svezia, Canada e Usa, le percentuali di internauti sono rispettivamente del 65, 60 e 59, tassi in costante crescita, mentre in Italia, secondo i dati Censis siamo intorno al 20%. L’utilità della Rete è universalmente riconosciuta e la domanda di migliorie nelle prestazioni e nei servizi è sempre più forte. Il problema da affrontare è da chi e come Internet verrà “governato”, dato che sempre maggiore è la necessità di un’autorità regolatrice. Ha retto ben poco il postulato ispiratore che pensava la Rete come il luogo in cui l’informazione sarebbe transitata liberamente, senza vincoli e censure. Si è visto a cosa ha portato la sregolatezza ad oltranza. Nonostante ciò, c’è ancora chi considera lo strumento educativo del futuro e non sono mancate neanche campagne elettorali e rivendicazioni studentesche delle quali la prima pretesa era il collegamento alla Rete per tutti gli scolari, per fare cosa però, non l’ha mai detto nessuno. La Rete è un mero contenitore, il valore educativo e informativo non è dato dall’involucro ma da ciò che si può trovare all’interno. E sui contenuti si apre un dibattito che è qui difficilmente riassumibile perché partirebbe dalla domanda: che cosa è degno di essere messo sulla Rete? Tutto ciò non vuole essere la solita critica senza via di scampo, però sorge spontaneo chiedersi di che cosa si parla, quando si cerca di negare ostinatamente la possibilità di una coscienza comune nell’affronto di ciò che accade. Internet potrebbe diventare veramente una possibilità grande di approfondimento di tutto ciò che avviene, ma il rischio è che si affermi come l’ennesimo strumento di condizionamento e frammentazione… ed in questo caso la storia finirebbe col ripetersi.
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