La fortuna di René Girard
I suoi saggi sono stati pubblicati in gran parte dalla casa editrice Adelphi, la cui impronta laica è nota. E, fatto singolare per un “apologeta del cristianesimo”, la sua “fortuna” in Italia è arrivata anche grazie alle puntuali segnalazioni e discussioni attorno all’opera girardiana fornite negli ultimi due anni dal settimanale L’Espresso. All’università studiò paleografia e archivistica, poi, fresco di laurea, si trasferì negli Usa, iniziò a insegnare francese e, riferisce lui, alle sudate carte cominciò a preferire di gran lunga “donne e motori”.
Queste le “strane” coordinate dell’outsider René Girard, antropologo francese e professore alla Stanford University, che tornò al cristianesimo attorno ai 35 anni, prima della pubblicazione delle opere che lo hanno reso celebre in tutto il mondo per la tesi dell’unicità della rivelazione cristiana rispetto a tutte le altre forme di credenze religiose. Il suo primo libro smonta lo stereotipo della pretesa autonomia e assoluta spontaneità del desiderio — e dunque sempre e comunque giustificabile e da soddisfare —, per mostrare come questo nasca, per lo più, sotto l’influsso di un modello. Tramite la genesi mimetica del desiderio è dunque possibile, secondo Girard, comprendere più in profondità celebri episodi della letteratura. Come per esempio la storia dantesca di Paolo e Francesca, nella quale a scatenare la passione fu la lettura del libro in cui si narra del fatale bacio fra Lancillotto e Ginevra. Ma la tesi antropologica che ha reso Girard famoso nel mondo, è quella del “capro espiatorio”. Sviluppata a partire da La violenza e il sacro del 1972 e da Delle cose nascoste fin dalla fondazione del mondo del 1978, questa pista non sarà più abbandonata dall’autore francese, che anzi scaverà sempre più a fondo nell’analisi del “meccanismo vittimario” che caratterizza ogni civiltà.
Ne Il capro espiatorio, La vittima e la folla e soprattutto nell’ultimo, Vedo Satana cadere come la folgore, Girard man mano rivela sempre più dichiaratamente la prospettiva cristiana della sua analisi. E lo fa mettendo in evidenza come la persona di Gesù Cristo, che in se stesso ha mostrato la dimensione dell’amore di Dio per l’uomo, sia stata l’unica capace non solo di smascherare pienamente la «voce della violenza trionfante» — di cui il mito era fin troppo intriso per rendersene conto — ma di permettere alla cultura occidentale di abbracciare la strada del progresso aprendo uno spazio inimmaginabile alla libertà umana. Senza dimenticare che la difesa delle vittime — degli ultimi, degli handicappati, dei vecchi, dei malati —, sottolineano gli studi Girard, è frutto del cristianesimo.
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