In 2500 battute…
…vi dico che se volete capire l’essere umano, è al genio che dovete guardare perché è lui che esprime l’umanità più compiutamente, più rotondamente della comune degli uomini. I quali, peraltro, sono tutti tagliati dalla medesima stoffa; solo che il genio la rende palese, con evidenza tendenzialmente perfetta. È Dante Alighieri che si deve guardare se si desidera capire davvero ciò che anima anche l’ultimo degli esseri umani, ciò che anima addirittura noi stessi. Il genio esalta l’umanità, la nostra umanità. Non perché sia superman, ma perché esprime pienamente l’essere uomo, quindi le sue fragilità e le sue fortezze, i suoi dubbi e le sue certezze, le sue domande e le sue risposte, le sue aspirazioni e le sue delusioni. Le esprime in maniera tanto magistrale ed emblematica da svecchiarle di ogni soggettività, così che, pur restando decisamente, fortemente personali, divengono pure esperienze oggettive. Quindi esperienze comunicabili, indicabili, insegnabili.
Noi qui a Tempi guardiamo a Flannery O’Connor e a Gilbert Keith Chesterton come a due di questi geni che esprimono bene quello che senz’altro anche noi siamo, ma forse talvolta con meno coscienza. O con meno coraggio, con meno libertà, con meno nudità.
Per questo abbiamo pensato di chiedere direttamente a loro un contributo per questo nostro “fascicolo Meeting” un po’ speciale. Oltre ogni nostra aspettativa, ci hanno risposto volentieri. Li abbiamo inseguiti, stuzzicati, snidati dai meandri reconditi delle loro opere. Li abbiamo imitati, plagiati, copiati senza pudore. Abbiamo chiesto loro d’interpretare noi stessi meglio di quanto noi stessi siamo normalmente capaci di fare. Insomma di essere dei geni in grado di esprimere quell’umanità che ci costituisce e che però noi fatichiamo maledettamente a tirar fuori dal nostro guscio geloso.
Non sappiamo se “questi” Flannery e G.K.C. siano completamente riusciti nell’opera, ma speriamo ne apprezzerete anche voi lo sforzo. Gli originali ci piacciono, ci sono sempre piaciuti e per questo li proponiamo anche ai nostri lettori. Non come lettura tappabuchi, ma come continuo punto di confronto e di riferimento per comprendere e amare e interrogare quanto accade tutto attorno, paragonandolo in primis con sé. In loro riverbera, e nelle loro opere — storie di esperienze personali sublimate e oggettivate nel racconto letterario — riluce, quello che già siamo e che pure vorremmo essere. Uomini.
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