Confusione Ds

Di Lodovico Festa
31 Agosto 2002
«Essere stato fuori da certa politica, lo considero un vantaggio», dice Giovanni Berlinguer alla Stampa

«Essere stato fuori da certa politica, lo considero un vantaggio», dice Giovanni Berlinguer alla Stampa. Un politico apolitico, un leader antileaderista, un rinnovatore continuista. Come diceva il fratello? “Siamo conservatori e rivoluzionari”. Alé, finalmente si torna agli ossimori. *** «Se Gesù non avesse dato fastidio a nessuno, sarebbe morto di vecchiaia» dice don Antonio Cecconi, vicedirettore della Caritas al Corriere della Sera. Vuole giustificare la partecipazione dei cattolici alle iniziative anti-G8. Casarini come il Messia? *** «Questa è la sindrome di Folena. Fai balenare una nomina e subito c’è chi si adegua. Folena era dalemiano ma poi da coordinatore si è scoperto all’improvviso veltroniano», dice Clemente Mastella alla Repubblica. Chi se lo sarebbe aspettato? Ci scopriamo d’improvviso mastelliani. Almeno un po’. *** «Veltroni ha responsabilità pari se non superiori a quelle di D’Alema», dice Cesare Salvi all’Avvenire. Salvi è nel fronte antidalemiano, alleato ai veltroniani. *** «Giovanni Berlinguer ha già espresso posizioni molto simili ai contenuti del nostro documento», dice il dalemiano Claudio Burlando al Messaggero sul candidato del correntone organizzato contro il presidente dei Ds. Quelle di Salvi e Burlando non sono più espressioni della grande, tradizionale e inimitabile ipocrisia comunista, sono segni di vera e propria confusione politica. *** «Giovanni è sempre stato Giovanni Berlinguer», dice Fabio Mussi alla Stampa. Finalmente una parola di chiarezza. *** «Io ho sempre continuato il mio percorso, disseminandolo di libri», dice Furio Colombo a Sette. Di libri e bigodini. *** «Lama era juventino, Togliatti pure e si mormora che lo fosse Gramsci», dice Walter Veltroni a Repubblica. Adesso si capisce perché Veltroni si sia iscritto al Pci nonostante fosse anticomunista. *** «La Lega rappresenta il partito che più spinge per il cambiamento ed è evidente che chi si pone alla testa di un cambiamento in condizioni di sicurezza e di serenità raccoglie un consenso elevato», dice Roberto Maroni alla Stampa. Più che consenso però, la Lega raccoglie bombe. Tutta la solidarietà da parte nostra. Ma il fatto resta. *** «Sostiene il ministro della Giustizia che i magistrati parlino troppo. Può darsi che abbia ragione», scrive Gian Carlo Caselli su Repubblica. Dopo un così promettente avvio (e in sé definitivo e conclusivo), lo sciagurato continua a scrivere per ben due colonnine. *** «Le montagne ci sono ancora, gli antifascisti se ci sono, sono clandestini», scrive Giorgio Bocca sul Venerdì, descrivendo lo stretto legame tra antifascismo e alpinismo aristocratico. D’altra parte Benito Mussolini oltre che un puzzone era della Romagna, la terra di Rimini, Riccione, Cesenatico e così via.

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