Il no-global? Un gioco da bambini
Dalla creatività estiva dei figli e nipoti del popolo di Marinedda, ecco scaturire un nuovo gioco, ispirato al tema che per tutta l’estate ha imperversato da tv e giornali e che non sembra destinato a morire col suo finire. Abbiamo tutti giocato da piccoli a guardie e ladri, cow-boy e indiani, il gioco di quest’estate dei nostri aggiornati bambini è poliziotti contro anti-G8. Nato dalla fantasia, forse un po’ macabra, dei nostri globalizzati figli più grandi (ma d’altra parte anche la più piccola – anni 3 – in quanto a global ha un peluche, il preferito, che è una mucca e di nome fa Mucca Pazza), il gioco è così stato partorito: i poliziotti hanno un cappello, un’armatura di carta giornale e una pistola ad acqua, gli antiglobalisti hanno maschera (subacquea), tavola di polistirolo da surf e pistola ad acqua e devono continuamente urlare “contro la fame, contro la Coca, contro le Barbie”, vince chi innaffia di più l’altro. Ora, sarà perché qui a Marinedda siamo tutti gente comune cui dà voce per esempio uno come Chesterton in “Ortodossia”: «Le cose essenziali per gli uomini sono quelle che gli uomini hanno in comune, non quelle che ciascuno ha per conto suo», e quindi non ce ne frega niente di quello che pensa Manu Chao “per conto suo”, né Jovanotti “per conto suo”, né dei vari Salvatores, Tognazzi, Maselli, registi che vivono coi nostri soldi e ci propineranno una loro visione di Genova “per conto suo”, alla mostra di Venezia e su Rai Uno, che vive coi nostri soldi. Insomma, sarà perché i nostri figli assorbono questo da noi, o sarà perché un conto è la differenza tra buonisti e cattivi, e un conto la differenza tra bene e male (e i nostri bambini cresciuti a fiabe e preghiere e non a dogmi di sinistra sanno la differenza), insomma sarà per tutto ciò o perché è vero che i bambini sono la voce dell’innocenza, nessuno all’inizio voleva fare l’antiglobalista, tutti volevano essere poliziotti.
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