Crisato. O della giustizia

Di Tempi
28 Marzo 2002
A Natale sono riuscito a procurarmi una versione greca del Nuovo Testamento

A Natale sono riuscito a procurarmi una versione greca del Nuovo Testamento, e tutte le mattine, dopo aver pulito la mia cella e lustrato i miei pentolini, leggo qualche passo dei Vangeli, una dozzina di versetti presi a caso… «Non datevi pensiero del domani: non è forse l’anima più importante del cibo? E non è forse il corpo più importante dei vestiti?». Un greco forse avrebbe potuto adoperare quest’ultima frase: è piena di sentimento greco. Ma Cristo solo poteva dirle entrambe, e riassumere la vita per noi in modo tanto perfetto. La sua moralità era tutta comprensione partecipe, esattamente ciò che la vera moralità dovrebbe essere. Non avesse detto altro fuorché «I suoi peccati le saranno rimessi perché molto ha amato», valeva la pena di morire perché aveva detto questo. La sua giustizia era una giustizia poetica, esattamente ciò che dovrebbe essere la giustizia. Il mendicante va in Paradiso perché ha sofferto: non posso trovare una ragione migliore. Gli operai che lavorarono per un’ora nella vigna, nel fresco della sera, ricevono la stessa retribuzione di quelli che vi hanno lavorato tutto il giorno sotto il sole cocente. Perché no? Probabilmente nessuno meritava di essere retribiuto. O forse erano gente diversa. Cristo non aveva indulgenza per i sistemi meccanici, inanimati e tristi, che trattano le persone alla stregua delle cose, e quindi finiscono per trattare tutti allo stesso modo: per lui non esistevano leggi; c’erano solo eccezioni; come se nessun uomo, anzi a dire il vero, nessuna cosa, avesse al mondo chi gli rassomigliasse. Questa, che è la chiave di volta dell’arte romantica, per lui era la base stessa della vita naturale. Non ne concepiva un’altra. E quando gli portarono una donna colta in flagrante adulterio, e gli mostrarono la sua condanna scritta nella Legge, chiedendogli cosa dovessero fare, egli scrisse col dito per terra come se non li avesse uditi, e disse: «Chi di voi non ha peccato scagli la prima pietra». Valeva la pena di vivere per aver detto questo…

Questo, a conti fatti è l’incanto di Cristo: l’essere lui stesso un’opera d’arte. Egli non insegna niente a nessuno: ma basta essere condotti in sua presenza per diventare qualcuno. E alla sua presenza, ognuno è predestinato. Almenouna volta nella vita ognuno di noi incontra Cristo a Emmaus.

Tratto da De profundis, Feltrinelli

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