Disinformacja al (Circo) Massimo
rove di dialogo? Mica tanto se la Cgil si ostina a negare la realtà di un provvedimento, quello sull’art.18, che è l’esatto contrario di quello che Cofferati continua a raccontare. Vediamo i fatti.
1 Il Governo vuole sospendere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori solo per alcune categorie di lavoratori e per una durata temporanea: 4 anni e con una verifica dei risultati dopo due. Tra le categorie interessate ci sono: i lavoratori che emergono dal sommerso; le imprese che vogliono superare la soglia dei 15 dipendenti e – solo al Sud – i dipendenti che passano da rapporti a tempo determinato a contratti a tempo indeterminato. Solo in questi casi specifici, dunque, chi dovesse essere licenziato non potrebbe rivendicare il reintegro nel posto di lavoro, ma riceverebbe invece un risarcimento in denaro che è ancora da quantificare (si parla di 10/12 mesi di stipendio e di incentivi per la formazione). Da notare, per di più, che la sostituzione del reintegro obbligatorio con il risarcimento in denaro è anche un ipotesi sostenuta pubblicamente da noti studiosi appartenenti all’area culturale del centrosinistra, come Pietro Ichino.
2 Chi racconta che sta per aprirsi una stagione di licenziamenti di massa mente sapendo di mentire. Il provvedimento del Governo riguarda esclusivamente le categorie citate più sopra; tutti gli altri lavoratori che sono in aziende sopra i 15 dipendenti (circa 10 milioni) non vengono minimamente toccati dalla sperimentazione. Per chi è già occupato quindi non cambia nulla, mentre per chi è precario o disoccupato un lavoro è meglio che niente.
3 Chi dice che questa sperimentazione è solo il primo passo per togliere, nel prossimo futuro, sempre più diritti ai lavoratori dipendenti fa solo demagogia. Né il “Libro Bianco sul mercato del lavoro”, a cui ha contribuito il povero Marco Biagi, né i provvedimenti legislativi ipotizzati dall’esecutivo mirano ad intaccare i diritti fondamentali previsti dallo Statuto. Per esempio: la normativa sui licenziamenti discriminatori che impedisce qualsiasi forma di licenziamento in caso di maternità, matrimonio o malattia resta tutta intera. Neanche si discute.
4 Quando si afferma che «si vogliono togliere ai figli i diritti conquistati dalle lotte dei padri» si fa solo del “reducismo”. Ci si comporta «come quei fabbricanti di candele che volevano bloccare la produzione di lampadine». Non si vuole prendere atto, cioè, che il mondo del lavoro è cambiato. Che bisogna sì salvaguardare i diritti fondamentali e l’occupazione, ma bisogna anche allargare i diritti di coloro che occupati non sono, che lavorano con contratti atipici (interinale, collaborazione, ecc.) o che fanno un tipo di attività per cui le soluzioni di ieri non reggono più. L’articolo 18 è solo una piccola parte – e neanche la più decisiva – di tutta la riforma del mercato del lavoro. Nel “Libro Bianco” di Biagi e Sacconi non solo ci si propone di dare una sistemazione definitiva e dignitosa anche a tutti i rapporti di lavoro atipici, ma si pensa soprattutto di istituirne di nuovi, come i “contratti a progetto” che dovrebbero impedire un uso improprio degli altri tipi di contratto e favorire nuova occupazione. Lo stesso dicasi per la formazione e l’ indennità di disoccupazione. Più diritti, quindi, non meno…
5 L’ultima favola partorita dai girotondi della disinformazione organizzata narra poi che i provvedimenti allo studio tenderebbero ad abolire ogni forma di confronto tra le parti sociali, inaugurando una stagione biecamente autoritaria. Leggiamoci cosa dice in proposito il “Libro Bianco”
(www.minwelfare.it).
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